POESIA DELLA FINE IN SOGNO

24 maggio 2012

 

 
 


Bologna-Mercato dei fiori-maggio 2012
FOTO E TESTO: Gioia Perrone

 

Universitari stesi al sole
su terra soffice ed arata
come lucertole che si crogiolano,
come neri di Harlem senza poesia che li canti.

Capelli lunghi e morbidi
terra soffice sole caldo,
giovani al sole in un campo di sole.

All’orizzonte esplode un piccolo fungo
si irradia nel cielo il fungo boato e la luce
schizzano migliaia di punte nere nell’aria
disegnano un arco
ricoprono il cielo
ricadono a terra, soffice terra
infilzano i giovani distesi nel campo
punte nere su maglie chiare
come lucertole che stanno nel sole,
come neri di Harlem senza poesia che li canti.

PANIKO

19 maggio 2012


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La Montagnola-Bologna, Maggio 2012

Foto e testo di : Gioia Perrone

 
Dopo qualche giorno, trovare di nuovo il ritmo.
Imparare di più dall’estasi di Fritz e da quella di Jek che dice-io mi sento felice come un criceto dopato-mentre aspettiamo il 13 che ci riporta a casa,sfiniti,piedi gonfi.

Nella stanza con i signori Arbus e i beat degli anni ’50, mentre Fritz fa il pisolino. Al risveglio incontro Valentina. Carta geografica familiare, birretta e i racconti sulle aspettative e i ritmi frenetici e la vitasenzacontratti.
Spingere il passeggino fino a LaMontagnola,
crepuscolo
patatine
amicizia
mano piccola di Fritz nella mano grande di Valentina.

Camminare tra gli alberi fino al tendone del Circo Paniko,
si allenano per lo spettacolo tra le tenda e le roulottes: due corpi in equilibrio, carretti e organetti, il coro prova il ritmo.
Bucce di ananas e una chitarrina sul tavolaccio mezzo imbandito.

Scato fotografie in fretta, voglio rivedere la faccia di Fritz davanti a quel trambusto-c’è una tale allegria , una tale concentrazione..

La sera le parole sono pesanti da mettere fuori, da scoprire, le sbaglio tutte.
Sono difficili, perchè  ho guardato troppo.

DALLAS & CO

29 aprile 2012

 
http://granbelblog.wordpress.com/dallas-co-appunti-sulla-home-mode-comunication/

SEMBIANZE

20 aprile 2012

 

 

 

 

Lucio Fontana in un ritratto di Ugo Mulas

 

Di  Gioia Perrone
 

Vedere il mondo in fotografia non significherà mai comprenderlo.
La lezione di Sontag ha accompagnato generazioni di lettori sulla via di una fotografia intrinsecamente surreale, tra tutte le arti quella in cui il surrealismo avrebbe raggiunto la piena espressione; un surrealismo naturale però, che non si risolve del tutto nel movimento e nella fotografia surrealista. “Il surrealismo è al centro stesso della disciplina fotografica, nella creazione stessa di un mondo duplicato, di una realtà di secondo grado, più limitata, ma più drammatica della visione naturale.”

Ecco, il mezzo di comunicazione più spacciato per veritiero della storia dei media, troppo spesso per questa sua natura ambigua utilizzato per istaurare relazioni pericolose tra le cose, ( falsario, oltre che falso) è innanzitutto “drammatico”, ricco di pathos, prima ancora che reale-irreale-surreale. E’ pathos tutto ciò che il fotografico tocca: tutto acquista un certo valore, un certo interesse, una certa dignità, nonappena la visione si sfiori e si espianti dal caotico oculare quotidiano, attraverso la specifica decisione creativa del fotografo, e dell’uomo-fotografico che le macchine progetta.
Il Tempo poi, in fotografia, il passaggio e il segno che il Tempo da sulla superficie e sull’oggetto fotografia, tira lo scherzo più arcigno: ci seduce passando per un sentimento di commozione. Così che anche i ritratti di grandi despoti , di tiranni, di spietati , di malandrini di ’800 e ’900 appaiono quasi come vaghe ombre commoventi della Storia, innoqui e vicini, archiviati e tascabili, così come altre vedute, monumentali falsi storici spacciati per monumenti veri e propri, al valore, alla Patria, sono stati spesso frutto di sapienti (e a volte non troppo) creativi del collage.

Plateari, ridicoli, o concettualmente raffinati, i falsi in fotografia sono relativi almeno quanto le fette di realtà che essa vuol mostrare,che mostra suo malgrado e che essendo fette non ne dicono che una piccola parte , e che in parte sono vere e in parte mentono, sempre.
La storia della fotografia viaggia dunque su questo doppio filo, l’essere bipolare forse, fluttuante tra questi due territori , del vero e del costruito,le garantisce quel fascino inalterato fin dai primi esperimenti di Daguerre, che impiegò molti minuti per riprendere con la camera ottica la storica veduta di Boulevard du Temple, dalla finestra del suo studio parigino, in un mattino di maggio del 1838. Nonostante la grande strada a quell’ora fosse già affollata di carrozze e di gente di passaggio, per via dei lunghi minuti che servivano per impressionare la lastra, tutto il vivere quotidiano venne registrato “mosso”, reso fantasma, una città (falsamente) silente, sospesa e misteriosa nella luce del mattino che segnava sul terriccio le lunghe ombre degli alberi. Solo un uomo, la sua vaga figura, si scorge sulla sinistra, è intento a farsi lustrare la scarpa da un’altrettanto ignoto ambulante. L’immagine fotografica rivela e ingoia, consumandoci gli occhi sui suoi margini arcigni.


“Le Boulevard du Temple, a huit heures du matin” 1838

 

L’immagine è stata analizzata in SEMBIANZE-la fotografia tra realtà e apparenza, il saggio-riflessione di ITALO ZANNIER a cura di Roberto Maggiori (Editrice Quilan) che ho il piacere di sfogliare in questi giorni. Autori storicizzati e contemporanei si succedono e si mescolano uno accanto all’altro per una lunga carrellata di immagini, ogni pagina una vera/falsa fotografia che fa parlare di sè nella nota sottostante, tra pillole di storia del mezzo ,aneddoti sull’autore , considerazioni personali del celebre storico della fotografia che usa in questo scritto un tono deciamente familiare ed intimo. Leggero, conciso, senza fronzoli ma grondante di particolarità e piccole chicche, si passa dalle celebri fanciulle con fate di Frances Griffith, nell’epoca in cui, a cavallo tra ’800 e ’900, diffusissimo era l’interesse per lo spiritismo, il paranormale,al Lucio Fontana di Ugo Mulas, con il taglio famoso che invece della tela sembra tagliare la fotografia e che è, a sorpresa, il risultato di una “posa” dello stesso artista.
Zannier riflette su Cresci ed il suo “vedere attraverso” e su Migliori e la storia “segreta” del suo “Tuffatore”, e in queste storie celebri e nuove, di truffe prestigiatorie fotografiche e di picchi di poesia, dove le radici concettualmente si intersecano, troviamo i lavori di autori contemporanei come ad esempio Giovanni Ziliani, studioso del fotomontaggio, tra i primi a sperimentare le incredibili possibilità di manipolazione con l’uso del computer.

 

 

Nell’immagine di Ziliani, così primognenia e carica di simbolismo, due corpi maschile/femminile si abbracciano creando un alone intorno ad essi che pare fisico e spirituale insieme; la tensione all’unità e l’energia caotica espressa , che invece scompiglia negativamente quell’armonia ideale, si sposa a perfezione con lo sfondo in cui i corpi agiscono, una vera e propria selva oscura e uterina, che sprigiona qualche eco di inquieto, leopardiano o meglio, von-triano. Zannier però si sofferma sull’architettura dell’immagine, il fotografo infatti l’ha meticolosamente progettata e costruita con un raffinato fotomontaggio di tre diverse immagini, che a lavoro finito offrono agli occhi questa “Vera” favola simbolica, sintesi che sembra essere nata prima ed intatta così come la osserviamo.

Prezioso a proposito è il ricordo dello scrittore Elio Bartolini: “Converrebbe approfondire quanto di verità sull’uomo la fotografia riesce ad esprimere (…)”

Ottima proposta.

 

POESIA IN-DIRETTA

18 aprile 2012

Foto e testo di: Gioia Perrone

I morti della televisione si sono persi in qualche strada dei nostri sogni.
Nel punto migliore della notte
sorridono come turisti intelligenti felici di tradire il tragitto del touring.

Quando moriremo andremo  nel mezzo di una diretta
grossi fari accecheranno i nostri occhi,
qualcuno ci metterà della cipria fino a farci scomparire,
poi si aprirà una porta e senza che nessuno ce lo venga a dire
irresistibilmente ci incammineremo nei sogni
dello sciacallo e del burbero
del puro e dello strozzino
del bigotto e del socievole
del frocio inconsapevole

del guerriero, del musico, del deficiente.

The banda unconscious (work in progress)

15 aprile 2012


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Art work: Gioia Perrone
 
WHAT  IS  BANDA?

- A TATTOO ON THE SKIN SOCIAL

- BEHAVIOR IMPRINTED IN THE RETINA OF THE PEOPLE

info sul Festival “BANDE A SUD”
www.facebook.com/Bandeasud

:::ANTEPRIMA:::

28 marzo 2012

ASPETTANDO

-BANDE A SUD-

..:::LUMinARIA:::..
fiato alla visione

#PHOTO EXIBITION#

 

a cura di: Gioia Perrone
installazione: Valentina Sansò

APRILE 2012
PALAZZO GUERRIERI
TREPUZZI (LE)


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autori in mostra:

FRANCESCO CONTI
GIUSEPPE LUPOLI
SERGIO BUTTA’
MAURIZIO BUTTAZZO
MARIA PANSINI
EMANUELE FRANCO
ANGELA D’ELIA
ALESSANDRO COLAZZO
DELIA DE DONNO

info:

www.bandeasud.it
www.facebook.com/Bandeasud

progetto mostra:
infoluminaria@yahoo.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PO(P)ETICA

22 marzo 2012

 

 

 


Alexander McQueen – Jungle – 1997-98

di: Gioia Perrone


1.

Il campanello del camposanto ha suonato all’imbrunire,
i morti dovranno affrettarsi a tornare all’ovile.

2.

COSA FA LA POESIA

-Mi fa segnare parole in fretta sulla carta del giornale e sulle buste del pane;

-Mi fa congelare sulla rubrica “casadesign” appesa all’orologio della fotografia, che segna le cinque meno un quarto, per quella sua luce perfetta e vaga, dalla finestra della fotografia.

3.

DOVE SONO I POETI

Valli a trovare!
Metti del pane nelle buche degli scogli, usciranno come escono guardinghi i granchi color mare.

4.

La domanda nel vuoto
La distanza dagli occhi
La fame del pane

5.

Da piccola avevo paura della parola “poesia”
si scrivevano parole in fila, ebbasta.
La poesia non si toccava!
La poesia era roba altra, roba alta, lontana.
Mai nominata, la poesia.
Solo capogiri, spettacoli di strada, benzina per fachiri.

Ora la parola “poesia” la lancio in aria, la segno la fermo la giro
la soffio e la faccio
allontanare via, dove capita.
E mi sembra giusto.

(Perchè
mi ha dato e mi deve
non so chi è più strozzino)
 

 

VALGONO COME ORME I COLORI DELLE T-SHIRT

21 marzo 2012


Gioia Perrone (da una foto di S.Kubrick “La città degli orfani”)

Testo di: Gioia Perrone

Valgono come orme i colori delle t-shirt
e di passi ce ne sono sulle litoranee
ai guard rail disastrati ai ciuffi verdi bruciacchiati

Non fai che limare questo picco di calze smagliate
buchi bianchi dove ancora non si scrive,
non fai che scoprire dalla risacca i segni di conchiglie,
non fai che smaltire i quindici alcolici sogni
pocoedificanti del cuore

e ci lasci nel troppo sole
in una trasparenza senza eguali.

A natural (art) installation

13 marzo 2012

Queste foto nelle foto sono vecchi appunti di una vecchia estate nel bosco di Porto Selvaggio. Questa è un’installazione naturale.

Componenti:

-fotografie in pellicola realizzate nel bosco di Porto Selvaggio
-rielaborazione digitale con macchina compatta
-spazi quotidiani e supporti casalinghi
-saudade

:::Un’installazione naturale  di Gioia Perrone:::

These pictures in photos are old notes of an old summer in the woods of Porto Selvaggio (Salento,Italy)

components:

-photographs on film made in the woods of Porto Selvaggio
-digital reworking with a compact camera
-spaces of home and daily
-saudade


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