Autocritica di una partita a poker senza l’uso della parola “Salento” (clicca sul rosso)

9 Dicembre 2009 di gioiap

BASTA CON GLI HAPPENING
CLICCA!

Il Paese Nuovo
8 dicembre 2009

RECENSIONE DEI FIOCCHI DI NEVE. Per un augurio di condensazione

7 Novembre 2009 di gioiap

Avete mai visto cadere la neve?
Se guardi in alto c’è tutto uno spettacolo multiplo, che prende lo spazio e che scivola fino al basso, si adagia, come la fine di un lungo respiro.
Tra tutte le cose che cadono niente mi stupisce di più.

La caduta non conosce una grazia più perfetta. Il coraggio ha a che vedere con il gelo, con il punto in cui il liquido diventa solido, con il condensarsi, il formarsi, a-(c)cadere.
Neve, caduta, coraggio…che strano inizio.
Non è un concetto astratto o eroico, una matassa per poche taglie di moralità, per conservatori indottrinati, il coraggio. E’ più un esercizio della vista, un impiego allenato dell’occhio, un’abitudine allo spiraglio!
Come un accorgersi del gatto spelacchiato che mangiucchia una frattaglia in mezzo alla fessura di due altissimi palazzi nella Città . Tempo…Spazio?
Accorgersi della traccia (di vita) è un gran bell’inizio per una passeggiata stimolante!
Abituarsi al brulicare incessante, a una vista microscopica!
Il coraggio. La vista. Cosa dovremo aver cura di vedere? L’attimo!
Quella fessura attraverso cui ci facciamo limpidi. (Oh no, sempre questa storia della cruna dell’ago…).
Abbiamo a disposizione l’intero pianeta. Ho la sensazione di doverlo ribadire. Milioni di strade, milioni di gatti tra i palazzi, milioni di attimi.
A noi serviranno piccole  cose, ma al momento giusto.
Una prospettiva calda ha il suo fascino, la sua attrattiva. Ben poco rispetto alla liquefazione!

 La sostanza liquida ha più chance della sostanza calda, ha la possibilità del condensarsi, del grado zero, del formarsi, del solidificarsi!
L’attimo che ci danno lo riconosceremo a pelle.
Al tatto avrà una natura calda. Calda come un letto con soffici coperte. Calda come l’angora e come un gulash dalle mille spezie. Ci diranno “resta nel caldo”, dove tutto presagisce il liquido, ed è un inganno.
Ma dove dentro è caldo fuori è il gelo con la sua condensa, la visione meteorologica, l’esperienza della caduta, la visione del bianco.
Piccole dosi di coraggio per il cominciamento. Nove mesi. Nove anni. Nove attimi. Il nono attimo sarà nostro. Sarà la nostra dose di aderenza all’esperienza della caduta. A noi.  Si, noi. Mi sento di ribadirlo.
Piccole piccole dosi, non eccessivamente eroiche, per aderire. E cadere.
Vivere con-densamente la grazia della caduta. Costruire, formare, pareti uterine nel fuori, nel sempre cadere fuori! ( Perdonate per sempre questa contorsione)

Cadere fuori, sarà il nostro continuo necessario resettarci, ristabilirci, riformarci.
Coraggio, andiamo.

g.

 

ANTICHRIST

27 Ottobre 2009 di gioiap

ALLEGRA CORBO + una poesia

23 Ottobre 2009 di gioiap

Ti amo by allegracorbo.
Un opera di ALLEGRA CORBO

 

Quanti amori sono morti, più tardi,
molto più tardi
quando noi convincevamo il negoziante al contratto conveniente
o a volte, girando le strade per bancarelle a un euroecinquanta a libro

(che pensiamo ad un volto,
alla vecchia strada di casa
alla vita cambiata
alla gabbietta per gatti
alla donna argentina che ci insegnò a camminare)

Ecco, sotto a un treno oppure un’asfissia da caldaia rotta
o un’ epatite virale,
un nonnulla.

Loro han creduto di avere una visione di luce
una lunga diffusa carezza
una  indicibile  freschezza  frizzante

nessuno ne ha saputo più nulla.

g.

ARS & WEB CAM….CUCU’ BERGAMO!

20 Ottobre 2009 di gioiap
Gioia e Valentina in collegamento

Gioia e Valentina in collegamento

libreria ARS-Bergamo
libreria ARS-Bergamo
sabato 17 ottobre, come da programma ,Italo Chiodi ha curato a Bergamo, nella libreria ARS, l’inaugurazione della mostra su “IL RITORNO DELL’OFISAURO” (Icaro 2008) che vedrà anche un altro momento, a novembre, in cui altri artisti aggiungeranno nuove opere alla maratona ofisaura :-)

Io e Valentina Sansò non eravamo presenti causa un migliaio di chilometri, ma Chiodi ha colpito ancora!
E’ avvenuta la prima inaugurazione in webcam della storia delle mostre d’arte!

un incontro mediato ma bellissimo…

anche questa è fatta!

IL RITORNO DELL’OFISAURO…a Bergamo! Ovvero, il trambusto poetico

11 Ottobre 2009 di gioiap

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Cos’è L’Ofisauro?

 mmaah…a distanza di un anno dall’uscita di questo libretto, posso forse dire che, oltre ad essere una certa “atmosfera”, l’Ofisauro è quel bestione verde che voleva uscire, che voleva camminare, dopo aver superato tutte le galassie fin quaggiù.

 E l’ha fatto! non è più tornato!

 Qui è rimasto solo un grande solco pieno di pacchetti di caffè mai aperti, una stanza bianca e nera, rotelle di carrelli trovati in terra e raccolti per giocare, un gesto particolare nel fumare una sigaretta, uno sparo nell’aria e rumori di porcellana…

 Tutto questo per dirvi che per i tipi della ICARO, un anno addietro è uscita questa mia raccolta di versi, “Il ritorno dell’Ofisauro”, che proprio non voleva farsi leggere!
 Le prime copie (tante), per errore, tutte spaginate e da buttare!

 Ma noi le abbiamo buttate? no! non si butta niente.
Così Valentina Sansò e Teresa Ciulli, di Germinazioni (www.germinazioni.blogspot.com) hanno confabulato e messo in moto un grande gruppo di lavoro in grado di ridare e creare nuova forma e senso ai libri spaginati.

Le persone coinvolte sono state tantissime, dai ragazzi del Centro Diurno dove Valentina cura un progetto di terapia attraverso la lettura,  alle ragazze del  Centro per la cura e la ricerca sui disturbi del comportamento alimentare asl di Lecce –seguite da Mauro Marino- a numerosissimi artisti sparsi per l’Italia che per mesi hanno realizzato attraverso il libro le loro creazioni!
 Creazioni che sono confluite in una mostra-festa presso l’Ex Conservatorio Sant’  Anna, a Lecce, il 26 settembre 2008, dove si è festeggiata SLEGGERE, la festa del lettore e dei libri che NON VOGLIONO FARSI  LEGGERE!

qui la galleria fotografica

http://germinazioni.blogspot.com/2008/10/blog-post.html

In poche settimane la coda lunga del bestione (come lo chiamo io) ha fatto danni ovunque, creando corto- circuiti di tenerezze e creazioni che mai mi-ci saremo sognati! O forse si. Data la spiccata e innata propensione in materia di sogni.
Infatti notizie mi giungevano da Brera, dove un professore di disegno, folle almeno quanto noi, aveva abbracciato a piene braccia L’Ofisauro spaginato!
Queste che seguono sono parole di Valentina Sansò:

”… in quel mese, insieme a Gioia Perrone, sono stata all’Accademia di Belle Arti di Brera per incontrare le classi che avevano compiuto il lavoro sui libri che non vogliono farsi leggere (sempre gli Ofisauri di Gioia) durante il corso di disegno diretto dal mio amico/fratello Italo Chiodi, artista che insegna a Brera e che aveva ricevuto, così come altri artisti, il libro da trasformare. tanto gli era piaciuto questo progetto che ci aveva chiesto di estendere la cosa all’intero corso di disegno per l’anno accademico che si stava per aprire.”

Si partì. E di quel mitico incontro  non potrò mai dimenticare l’emozione!
Italo Chiodi, artista e persona con dosaggi di umanità, creatività, follia equilibratissimi , la sua forte e dolcissima compagna di vita Angela, e soprattutto tutti gli allievi che per mesi hanno lavorato sulle copie del libro spaginato, con le più svariate dinamiche di espressione!
 L’Ofisauro è diventato acquarello, storie narrate, mattone e concetto, scultura,suono!

Le immagini:
http://germinazioni.blogspot.com/2009/02/fotopasseggiata-con-lofisauro-brera.html

Trambusto poetico.
Incastro, mescolìo!

Viene in mente che l’intera vita emotiva possa essere paragonata a un complesso ed esilarante corso di disegno, in un Accademia non specificata.

tante sono le storie che questo trambusto ha generato.
 La prossima sarà a Bergamo, casa base di Italo Chiodi, dove ha raccolto al completo le opere  degli allievi e degli artisti che hanno lavorato a “Il Ritorno dell’Ofisauro” , mostra di opere che verrà inaugurata

SABATO   17 OTTOBRE    alle 17.30
presso la  LIBRERIA  ARS,
Via Pignolo 116, BERGAMO

NASCE KRILL!

9 Agosto 2009 di gioiap

krill_web[1]
Il Krill è il placton oceanico che alimenta l’ecosistema marino e globale. È il nutrimento originario.
Il Krill è per le balene quello che l’immaginario è per l’essere umano: ci nutriamo di esseri invisibili e il processo della nutrizione è continuo. L’immaginario è la sintesi di questa opera di continua sollecitazione sensoriale, la lente attraverso la quale il mondo assume una colorazione particolare.http://www.krillproject.it/

UNA RECENSIONE SUL BESTIONE

14 Luglio 2009 di gioiap

foto ofisauro

 da: http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/07/08/il-ritorno-dell%e2%80%99ofisauro/Gioia Perrone, Il ritorno dell’Ofisauro, Libri di Icaro

di Angelo Petrelli

Scrisse il premio Nobel per la letteratura T. S. Eliot, nel saggio dal titolo “Tradizione e talento individuale”: «La tradizione non si può ereditare, e chi la vuole deve conquistarla con grande fatica». Partendo da questo monito, nell’indomito fermento della scrittura nel Salento, mai sazio di nuovi avventori e iniziative culturali, l’esordio editoriale della giovane Gioia Perrone ha destato interesse e curiosità. Poetessa classe ‘84, con il suo “Il ritorno dell’Ofisauro” (Libri di Icaro), propone un’attualizzazione, più o meno voluta, da un lato delle derive liriche tipiche dei modernisti europei, principalmente attraverso l’uso esteso di simboli, anche di natura psicanalitica, e di tecniche come flashback, flash-forward e, dall’altro, di un atteggiamento tipicamente “surrealistico” per la vera onirica della sua scrittura. Il sostrato problematico di queste letture, e l’inerente teoresi che ne consegue, si colloca al di fuori della più usuale delle categorie poetiche che il recente scenario locale ha saputo evidenziare.

Ora, nel merito dei temi trattati da questa poesia, ciò che risulta centrale è il concetto di un amore come possibile salvezza (concezione fin troppo abusata), sentimento sofferto e tradito (nel senso più vicino all’etimo), ma alla fine sempre ricercato attraverso una dimensione ottativa del verso: […] e penso all’amore / come attimo di destino, acqua nel palmo / infine, non so più nulla. / Come sul lago di canne che tace / l’anatra sapiente vola sui corpi / nostri ancora, intrecciati (p. 36). Dove la gioia coincide con la nascita e con la vita e, a sua volta, con la sua complicazione infinita nel vortice dei segni, la ribellione nei confronti di un’immagine omologata del mondo e una voglia estrema di libertà si ritrovano realizzate a pieno. Il riferimento a tanta poesia francese del secolo scorso non sarebbe incomprensibile, perlomeno affascinante, tenendo conto che quella della Perrone usufruisce di un immaginario completamente diverso, pur basandosi sull’espressione di emozioni simili e di una facilità di pensiero speculare: Nella bocca spalancata dei manichini / ci stanno gli alveari / e sono come le estremità delle malattie / dove trovi l’amore / dove c’è un alfabeto cubitale / sul muro e non occorre / una diottria particolare / ma tutto un talento diverso / da quello che credevamo. (p. 40).

Se il surrealismo è, soprattutto, (nelle descrizioni più riuscite e convincenti) il risultato di un automatismo psichico, di un processo in cui l’inconscio permette di associare immagini senza freni inibitori e scopi preordinati, la caratteristica comune a queste manifestazioni è la critica radicale della razionalità e un infingimento che, tra di tragedia ed eros, e attraverso l’onirismo, si trasforma in “incomunicabilità”. Quello che André Breton chiamava “écriture automatique” (per quanto, in apparenza, una semplice mitologia) è un’interessante suggestione sulla quale ci piace immaginare il fare poesia della giovane salentina, ricca di ritmi interni, di calambour, di diverse situazioni psicologiche che sono lo specchio di una creatività non comune: Eroe piccolo / Eroe di tutti gli eroi blu del mondo / ti asciugo la fronte col turbante di straccio / tenendo cura di ogni ciglio / di ogni pigmento del tuo disegno / che non mi sfugga di mano / al mattino, che sogni spirano sulle pance / dopo una lotta sudata. (p.47) . Le invenzioni presenti ne “Il ritorno dell’Ofisauro”, mai banali, costruite su attacchi e sospensioni, su un movimento che sa alternare gli elementi più disparati, sono fissate da una forte partecipazione e da un’osservazione acuta del mondo: non era nemmeno facile immaginarselo, / al festivàl delle poesie-razzo / il nostro ritorno nel mezzo del palco / con quelli che ci davano dispersi / con tutti i rotoli della macchina da scrivere (p. 55)

Presente nella collana Voli diretta dal solerte Mauro Marino, l’opera d’esordio di Gioia Perrone, insieme con “Asilo di Mendicità” (Besa editrice) del trentaquattrènne Simone Giorgino, è tra gli esempi più riusciti che, l’ambiente poetico salentino, ha saputo esprimere negli ultimi tempi: Mi dici del silenzio, di questo rotto gingillo / domenicale, di questo allontanarsi / dalla poesie-grido-vanità, / di questo paparazzo virtuale. / Io mi giro a nord e ti vedo. Qui è un’adolescenza / pigiata / un’opalescenza, un sogno / una nostalgia di Parigi. Senza Parigi. (p. 66)

granbellafoto di…Paolo Margari

14 Luglio 2009 di gioiap

Mille lire, di Paolo Margari ”Millelire” notte bianca 2008, Lecce, Italy

…ovvero…verso dove guarda, a un tratto, un vecchio p.r. …..

“IL SERPENTE E LA COLOMBA”(Einaudi 2009) saggi sul cinema di CESARE PAVESE

23 Giugno 2009 di gioiap

riso amaro
di gioiap-granbeltipo n.1

Nel 1927, Cesare Pavese in un saggio sulla condizione del cinema italiano e in generale sul modo in cui si concepiva il cinematografo scrive: “Non sentite quanto ciarpame, quanto sforzo, quanta puzza di riscaldato?”
Inizia così una riflessione sull’opera d’arte, in particolare su quella cinematografica che, lungi dall’essere come  la osserva ( piena di ciarpame, didascalie adattamenti a modi espressivi già sperimentati) dovrebbe essere inesorabilmente “una, stringente, travolgente, profonda dal principio alla fine, viva.”
Nonostante il riconoscimento di un tempo in cui l’Italia ebbe una superiorità cinematografica incontrastata, Pavese rimprovera gli stessi italiani di non aver capito, infondo,quale fosse la vera essenza di quell’arte, concependola come mezzo per rendere più realistico e popolare il romanzo e il dramma, (popolare perché “non occorreva più la veste delle parole”) tutte tracce di un mondo anteriore che ha infestato la mente dei primi cineasti. Tutto questo mondo di romanzo, favola, azione logica romanzesca, si porta dietro anche e soprattutto l’elemento della morale: di questo peccato originale del cinema, ci dice Pavese, si macchiò poi anche l’America, che pure realizzò a suo avviso dei quasi-capolavori. ( La febbre dell’Oro di Charlie Chaplin, Il ladro di Bagdad di Raoul Walsh ).
Troviamo anche  la glorificazione, nonostante il “difetto alla radice”, di certo cinema tedesco di quegli anni, della sua ardita ricerca di espressioni tecniche; ( di Variètè, film di
Ewald Andreas Dupont, scrive : “è una tale concentrazione di anima che si esce trasformati e si fatica a prendere il ritmo consueto”).
Quest’ ultima affermazione di Pavese mi colpisce particolarmente: in effetti tutti avremo sentito di fronte ad un capolavoro, a qualcosa  che riguardasse un’opera d’arte, questo avviluppamento trasformatore, questa centrifuga che è il ritmo proprio di un capolavoro, “il mondo” di quel capolavoro ( come ci dice la filosofia di Gadamer).
E viene in mente a tal proposito, l’ultima pellicola di Lars Von Trier “Antichrist”, film “della caduta” (tutto cade, il figlioletto della coppia muore precipitando, la neve e le ghiande cadono in modi differenti in una Natura  totale e caotica , perturbante, specchio della stessa umanità), tristemente e volgarmente popolare più a causa dei fischi e le grida allo scandalo che per l’incontestabile profondità artistica.
L’elemento su cui insiste Pavese è “ l’ibridismo vizioso” tra cinema e romanzo, “una disconoscenza di mezzi e delle possibilità della nuova arte”. Pavese si scaglia soprattutto sull’intervento ossessivo della parola attraverso le didascalie del muto, ma anche sulla musica
(“quest ’ altro ibridismo enorme, che appesta i saloni bui”)
Il cinema che si aspetta con forza lo scrittore è un’arte autentica, che si serva di propri mezzi espressivi, un ‘arte capace di esprimere tutte le vibrazioni della vita moderna, e che a differenza del romanzo sia accessibile a tutti, a un pubblico che diventa tutta l’umanità…ed è ottimista: “Comincerà l’arte pura, aperta a tutte le esperienze, le fantasie, a tutti i creatori che verranno, certamente verranno.”