Archive for gennaio 2010

Prescrizioni al figlio

26 gennaio 2010

Prescrizioni al figlio by valvolamitralika.
http://www.flickr.com/photos/mitralika/4297178765/

Loro non potranno negare la bellezza dei sogni. Tutti ne siamo punti, tutti, anche i più aridi, quelli piccoli, quelli vecchi, quelli balordi. Allora ti diranno <Si, i sogni sono belli! Fai bene ad avere sogni, ma poi nella vita bisogna mangiare. >. Questa sarà la loro cattedrale, questa la cinta suprema, il luogo comune in cui amabilmente riposano e ti vorranno condurre. Questo giaciglio pieno di certezza dove mettono a sedere l’angoscia dell’incertezza, la vertigine dell’anima furente quando hanno qualche traccia dell’anima furente, l’inebriante spazio elettrico che lascia il posto al vuoto organizzato.
Ti spiegheranno, saranno illuminanti, pacati, sicuri. Apriranno cassetti spaziosi dove ti indicheranno dove riporre il sogno, come domarlo, come trattarlo. Ti diranno < anche io avevo un sogno, ora è in quel cassetto>, lo diranno in un modo preciso, una mimica riconoscibile in tutti, un gene, una traccia dell’abbandono che si ripete nella grande famiglia, un misto che assomiglia al disprezzo. I più contaminati dal conflitto riaprono persino il cassetto, un po’ toccano il sogno, te lo mostrano,  cadono in questa tentazione nonostante la puzza di chiuso si sente come un tanfo segreto. Tu li riconoscerai subito, Non dovranno toccarti con la loro cantilena. Poi esordiranno <Ma sei matto!>
Quando si arrabbiano sei tu che li hai punti. Allora sarai sulla buona strada, starai percorrendo la strada che a loro sembrava così impraticabile.
Tieni il sogno.
Non significherà tenerlo, come si vede una meta di fronte alla strada. Non significherà a tutti i costi realizzarlo. Avrai turbamenti perché come loro forse penserai che è troppo doloroso illudersi e non avere niente tra le mani. Avrai paura del dolore e della frustrazione. Ma tu non pensare che un sogno serva a realizzarlo.
Tieni il sogno, non realizzarlo. Loro hanno l’alibi della certezza che fa ottenere cose, oggetti, posizioni interessanti, al contrario del sogno che è incerto e non serve “a mangiare”.  Ma tu osserva bene la bolletta della luce e capirai che non c’entra niente con il tuo sogno.
Tienilo a riparo. Riscaldalo, fanne uso, preservalo, ancora fanne uso, occhi al sogno. Sempre gli occhi al sogno. Nutrilo, sorveglialo, lascialo integro nel suo nocciolo.
Il nocciolo sarà la tua unica fonte di salvezza dal vuoto organizzato che ti proporranno come soluzione migliore. Il nocciolo ti dirà chi sei, ti ricorderà il tuo nome, l’anima che resiste sopra al tempo che si piega.

p.a.f. by valvolamitralika.

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GIAIME PINTOR, 1943

15 gennaio 2010

“(…)
In realtà la guerra, ultima fase del fascismo trionfante, ha agito su di noi più profondamente di quanto risulti a prima vista. La guerra ha distolto materialmente gli uomini dalle loro abitudini, li ha costretti a prendere atto con le mani e con gli occhi dei pericoli che minacciano i presupposti di ogni vita individuale, li ha persuasi che non c’è possibilità di salvezza nella neutralità e nell’isolamento. Nei più deboli questa violenza ha agito come una rottura degli schemi esteriori in cui vivevano: sarà la «generazione perduta » che ha visto infrante le proprie «carriere»; nei più forti ha portato una massa di materiali grezzi, di nuovi dati su cui crescerà la nuova esperienza. Senza la guerra io sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari, avrei discusso i problemi dell’ordine politico, ma soprattutto avrei cercato nella storia dell’uomo solo le ragioni di un profondo interesse, e l’incontro con una ragazza o un impulso qualunque alla fantasia avrebbero contato per me più di ogni partito o dottrina. Altri amici, meglio disposti a sentire immediatamente il fatto politico, si erano dedicati da anni alla lotta contro il fascismo. Pur sentendomi sempre più vicino a loro, non so se mi sarei deciso a impegnarmi totalmente su quella strada: c’era in me un fondo troppo forte di gusti individuali, d’indifferenza e di spirito critico per sacrificare tutto questo a una fede collettiva. Soltanto la guerra ha risolto la situazione, travolgendo certi ostacoli, sgombrando il terreno da molti comodi ripari e mettendomi brutalmente a contatto con un mondo inconciliabile.
Credo che per la maggior parte dei miei coetanei questo passaggio sia stato naturale: la corsa verso la politica è un fenomeno che ho constatato in molti dei migliori, simile a quello che avvenne in Germania quando si esaurì l’ultima generazione romantica. Fenomeni di questo genere si riproducono ogni volta che la politica cessa di essere ordinaria amministrazione e impegna tutte le forze di una società per salvarla da una grave malattia, per rispondere a un estremo pericolo. Una società moderna si basa su una grande varietà di specificazioni, ma può sussistere soltanto se conserva la possibilità di abolirle a un certo momento per sacrificare tutto a un’unica esigenza rivoluzionaria. È questo il senso morale, non tecnico, della mobilitazione: una gioventù che non si conserva «disponibile», che si perde completamente nelle varie tecniche, è compromessa. A un certo momento gli intellettuali devono essere capaci di trasferire la loro esperienza sul terreno dell’utilità comune, ciascuno deve sapere prendere il suo posto in una organizzazione di combattimento.
Questo vale soprattutto per l’Italia. Parlo dell’Italia non perché mi stia più a cuore della Germania o dell’America, ma perché gli italiani sono la parte del genere umano con cui mi trovo naturalmente a contatto e su cui posso agire più facilmente. Gli italiani sono un popolo fiacco, profondamente corrotto dalla sua storia recente, sempre sul punto di cedere a una viltà o a una debolezza. Ma essi continuano a esprimere minoranze rivoluzionarie di prim’ordine: filosofi e operai che sono all’avanguardia d’Europa.

L’Italia è nata dal pensiero di pochi intellettuali: il Risorgimento, unico episodio della nostra storia politica, è stato lo sforzo di altre minoranze per restituire all’Europa un popolo di africani e di levantini. Oggi in nessuna nazione civile il distacco fra le possibilità vitali e la condizione attuale è così grande: tocca a noi di colmare questo distacco e di dichiarare lo stato d’emergenza.
Musicisti e scrittori dobbiamo rinunciare ai nostri privilegi per contribuire alla liberazione di tutti. Contrariamente a quanto afferma una frase celebre, le rivoluzioni riescono quando le preparano i poeti e i pittori, purché i poeti e i pittori sappiano quale deve essere la loro parte. Vent’anni fa la confusione dominante poteva far prendere sul serio l’impresa di Fiume. Oggi sono riaperte agli italiani tutte le possibilità del Risorgimento: nessun gesto è inutile purché non sia fine a se stesso. Quanto a me, ti assicuro che l’idea di andare a fare il partigiano in questa stagione mi diverte pochissimo; non ho mai apprezzato come ora i pregi della vita civile e ho coscienza di essere un ottimo traduttore un buon diplomatico, ma secondo ogni probabilità un mediocre partigiano. Tuttavia è l’unica possibilità aperta e l’accolgo.
Se non dovessi tornare non mostratevi inconsolabili. Una delle poche certezze acquistate nella mia esperienza e che non ci sono individui insostituibili e perdite irreparabili, Un uomo vivo trova sempre ragioni sufficienti di gioia negli altri uomini vivi, e tu che sei giovane e vitale hai il dovere di lasciare che morti seppelliscano i morti. Anche per questo ho scritto a tè e ho parlato di cose che forse ti sembrano ora meno evidenti ma che in definitiva contano più delle altre. Mi sarebbe stato difficile rivolgere la stessa esortazione alla mamma e agli zii, e il pensiero della loro angoscia è la più grave preoccupazione che abbia in questo momento. Non posso fermarmi su una difficile materia sentimentale, ma voglio che conoscano la mia gratitudine: il loro affetto e la.loro presenza sono stati uno dei fattori positivi principali nella mia vita. Un’altra grande ragione di felicità è stata l’amicizia, la possibilità di vincere la solitudine istituendo sinceri rapporti fra gli uomini.
Gli amici che mi sono stati più vicini, Kamenetzki, Balbo, qual cuna delle ragazze che ho amato, dividono con voi questi sereni pensieri e mi assicurano di non avere trascorso inutilmente questi anni di giovinezza.

Giaime ”

Giaime Pintor, II sangue d’Europa, a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1965

ANNIBALE E I SUOI CONFLITTI SUL n.1 di KRILL (Lupo Editore)

13 gennaio 2010

“Annibale, inviato in Spagna, fin dal momento del suo arrivo si attirò il favore di tutto l’esercito; i veterani credevano che Amilcare giovane fosse stato loro restituito; vedevano nell’espressione del volto lo stesso fresco vigore e nei suoi occhi la stessa energia, nel volto gli stessi lineamenti, la stessa fisionomia del padre. Poi in breve tempo egli fece sì che le fattezze del padre in lui riprodotte contassero minimamente nel conciliargli le simpatie; non ci fu mai un temperamento più adatto nello stesso tempo a due qualità tra loro del tutto opposte, l’ubbidire e il comandare. Perciò non si sarebbe potuto distinguere facilmente se fosse più caro al comandante o all’esercito; tutte le volte che in un’azione si richiedevano intrepidezza e coraggio, né Asdrubale preferiva scegliere a comandante alcun altro, né i soldati sotto la guida di un altro avevano maggior fiducia o baldanza. Nel cercare i pericoli aveva moltissima audacia, nel mezzo dei pericoli moltissima prudenza; nessuna fatica poteva fiaccare il suo corpo o sopraffare il suo animo;”
TITO LIVIO

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Krill 01 è in arrivo by Redazione di Krill.