Archive for febbraio 2010

Green Porno – Fly

15 febbraio 2010

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LE ZIE

2 febbraio 2010

Andando per Via Col. Costadura, che va a villa della Lupa, poco prima di immettersi nel traffico e raggiungere in pochi passi Santa Croce, dobbiamo guardare a sinistra. Per chi non sapesse, oltre a piccoli negozietti ed anonimi portoni, spicca un’insegna verticale nettamente retrò, e dal neon opaco che più che declamare, suggerisce “Trattoria- Le Zie- cucina casereccia”.
La porta d’entrata ha una vetrata con i bollini di qualità appiccicati tutti sopra. E’ incredibile,tante volte abbiamo fatto quella strada e mai ci siamo accorti di quel posto che, effettivamente, è pacato, non si fa notare. E’ una sera che si ha voglia di un posto modesto e accogliente dove mangiare qualcosa, allora viene in mente l’Angiulinu , un’altra storica trattoria, più lontano , a Porta Napoli, ma il fatto di sapere sempre dove andare a rifugiarsi per mangiare e bere tipici piatti ( che conservano del tipico soprattutto la tendenza a rimanere fissi per anni sul menù, oltre che alla genuinità degli ingredienti ), non ci “difende” per fortuna, dallo spirito avventuriero del sabato satollo, e da certe insegne al neon spento e così sincere e semplici, così restie a farsi guardare, che indugi e indugi con lo sguardo e ti inoltri frizzante verso la nuova cosa.
Questa trattoria è praticamente una casa. Sono sicura che quello che ho visto sia identico o quasi a certi ambienti, certe osterie, certe trattorie che solo quarantanni fa potevi ancora trovarle. Di quelle non ho memoria, ma qualche residuo di immaginario in me lavora al meglio e mi consente di “gustare un gusto” che non ha niente a che vedere con i cinque sensi, o con gli aromi dei piatti.
Sono appena due stanze, di cui una molto piccola, d’entrata, più una cucina grande che spicca piena di fornelli e pentole a porta spalancata. Si ha l’impressione di essersi imbucati in una cena d’altri senza nemmeno una bottiglia, ma pare che gli invitati, seduti ai loro tavoli, non si accorgano degli intrusi, e socializzino naturalmente. La luce è calda ma non artificialmente soffusa, e all’ingresso un grande ed antico armadio accoglie i cappotti di chi entra.
un ragazzo alto e sorridente ci dice che “è pieno” poi invece no, si era sbagliato, c’è pronto un posto per due. E’ fortuna di sabato satollo, quella che di solito non viene quando imbocchi la strada sbagliata e ti ritrovi nel traffico formicaio senza speranza di trovare un parcheggio. Appena seduti si apre un sorriso. E’ una casa accogliente quella delle “ZIE”, non trasmette nulla che sia simile al concetto di “locale pubblico” e l’arredamento è quel tipico kict semplice di alcune trattorie che ho visto in Emilia,  e che ha dimenticato le tendenze ora banalmente borghesi ora vanamente fashion di molti “intrattenitori serali” che si ostinano a chiamare pub, discopub, winebar etc..
C’è qualcosa su tutte che sembra accomunare i posti dove hai la fortuna di mangiare bene e spendere poco: la bruttezza dei quadri appesi. Di solito sono tanti, le pareti sono piene, sono perloppiù acquarelli e oli che rappresentano scorci della città, o nature morte naif. Poi le immancabili fotografie storiche dei “pazzi “del paese, artisti, vecchi vagabondi, subito su tutti scorgi De Candia, nel suo ritratto a piedi scalzi col bomber di pelle e il sorriso largo.
In realtà è solo una di Zia, si chiama Anna Carmela, una signora mite e gentile dal tono basso di voce che ti tratta come l’amico del figlio che va a trovarla e che non mancherà di soddisfarti con le sue doti culinarie.
Sulle pareti spuntano mitici ritratti fotografici della stessa signora Carmela abbracciata a qualche ospite d’eccezione, ma anche qui, nulla di banale, anzi, strizzando la vista si riconosce la signora abbracciata ad un affascinante uomo sulla settantina dalla barba bianca. E’ Francis For Coppola! Il regista di Apocalyps Now ?? Proprio lui. Più tardi il figlio della Zia ci dirà che Mr. Coppola ogni tanto fa capolino nel locale, perché ha acquistato qualcosa in città. Allora ordiniamo mentre la faccia di Coppola sorride sornione tra le braccia della Zia. L’appetito ha qualcosa a che vedere coi luoghi, è un modo di comunicare. Tutto è essenziale e naturale, non c’è niente di fintamente agricolo: è il dopo campagna, il dopo lavoro. Tovaglia a quadrati larghi con bordini blu. Il menù delle Zie è ricco, i piatti sono tutti della tradizione Salentina  e il vino è quello della casa, con la scelta di alcune buone bottiglie. Tra i primi piatti leggiamo “ciceri e tria”, “taieddra”, “patate e carciofi”,”orecchiette al sugo di carne”, “rape, legumi e pane fritto” e tra i secondi “turcineddri”, “pezzetti di cavallo al sugo” in primis.
Tradizione sia. Saltando l’antipasto e sorseggiando vino rosso della casa, abbiamo scelto ad entusiastica unanimità una buona ciceri e tria e per secondo una porzione di pezzetti di cavallo.
Ora, credo di aver sentito che la carne di cavallo diventerà illegale. E’ solo un sentito dire che mi affretterò a verificare, non voglio nemmeno entrar nel merito di questioni vegetariane, ma nel Salento i pezzetti di cavallo al sugo sono uno dei pilastri della cultura culinaria. E per farla breve quelli delle Zie, abbiamo verificato con sommo giubilo di palato e cuore, sembrano appartenere più alle sfere celesti che alla padella e alla tavola. Cremosità e piccante. Questa volta niente dolce, ma la prossima assaggeremo la torta pasticci otto e una fetta di cassata, un tocco di meticciato, da assaggiare con i liquori ad alloro e limone che le zie preparano con le loro mani. Ora salutiamo la signora, costatando che il rapporto qualità prezzo è ottimo. Due primi , un secondo di carne, vino e amari: trentadue euro.
Dovrei dirvi di prenotare, perché non sempre la fortuna gira e il posto è piccolo, ma prima cercatelo, aguzzate gli occhi, e sarete ricompensati.

le Zie sono a Lecce, in via Costadura