DIVENTARE GENITORI IN ITALIA

Rossano Astremo e Maraia Carrano, Diventare genitori in Italia, Castelvecchi 2011

“Mi hanno detto che la vita cambierà ora.
non avevo dubbi, cambia tutto posto sempre.” (G.P.)

Mi viene in mente Boltanski, quando dice: “ non si può creare che scomparendo”, mentre leggo speditamente e non senza un tot di commozione questa sonata a quattro mani che è il nuovo lavoro di Rossano Astremo e Maria Carrano, fresco di uscita per la Castelvecchi Editore. E’ da un po’ che non entro in libreria, è da un bel po’ che non acquistavo un libro dentro al quale poi mi tuffo senza badare troppo all’orologio. Quando arriva un figlio è come quando parte un disco dance anni ’70 ad una lezione di aerobica in una stanza piena di specchi, ritmo ritmo ritmo! Devi prendere il ritmo altrimenti è un casino, svitare il tempo e incastonare i minuti come un puzzle della Clementino, ma il corpo, ho imparato, sa tutto quanto molto meglio e prima di te. Il corpo sa gestirci a perfezione.
Come me e il mio compagno, e come altri (sempre meno, dicono le statistiche), Maria e Rossano sono due giovani precari trentenni, laureati e specializzati da tempo e in trincea continua in quella guerra di resistenza che si accinge a fare ogni giovane uomo e donna italiana che voglia abbandonare la paura, l’insicurezza, l’indolenza, la noia del cazzeggio esistenziale e permeante, ( quando non una cavalcante depressione), e “mettere su” o meglio, entrare nella costruzione di  una “tradizionale”e felice famiglia, infischiandosene altamente  delle pratiche, delle tappe sociali  e dei luoghi comuni che questo spesso comporta.
Al tempo di “Vado via perché…” il flusso fresco, a tratti spiritoso e a tratti amaro degli autori sembra echeggiare forte un “Rimango qui perché..” proiettando  il proprio amore e  il desiderio di felicità nonostante le incertezze professionali, sulla piccola Rebecca, la nuova, la scommessa, la speranza… la Patria?  Nonostante la matassa di letteratura sull’argomento puericultura, questo è davvero un bell’esercizio di auto-analisi, una  panoramica emozionale sulle buone notizie della vita. Si, perché nonostante oggi,  la notizia di avere un figlio sembra perlopiù sconvolgere letteralmente amici e (spesso anche) parenti, in balia di esistenze disparate ma sempre più comuni nel comune “star fermi” nel terrore di muovere pedine forti, di mozzicar la vita, di agire infine, semplicemente agire, aspettare un figlio è ancora la più bella notizia. Rossano e Maria lo gridano, garbatamente, in una riflessione che sfiora la problematica di una vita agra fatta di call center e fatica nel rincorrere i propri più profondi desideri, il rapporto con le proprie radici e la schizofrenia benigna di conciliare spese, amore, letteratura, lavoro,e pannolini, naturalmente!
C’è resistenza in questo libro, occhieggia tra le righe, come quando Rossano parla della fantomatica scelta dei nomi,  e Maria suggerisce Giaime, come Pintor, il celebre ragazzo-soldato (ma i soldati poi, non sono tutti ragazzi-soldato?) che durante la Seconda Guerra Mondiale  difende Roma dai nazisti e prima di partire per l’ennesima lotta scrive  una incredibile e commovente lettera al fratello nella quale gli elenca l’importanza di aderire alla Resistenza. Pintor morirà a 24 anni sotto i tedeschi. Oggi è diverso, si capisce anche senza citare gli ipercitati bamboccioni.
La precarietà riguarda persino la comunicazione in un Paese dove anche chi è ultra specializzato si ritrova a vendere per telefono qualsiasi cosa, a rompere le scatole a qualunque ora del giorno e a sentirsi rispondere brutte parole e anatemi, sempre al telefono tra una telefonata di lavoro e una conversazione emotivamente importante, dove dall’altro capo del telefono c’è il compagno,una madre o un padre; cosa dire attraverso un filo che si è perso, che non esiste più, cosa dire tramite una tecnologia spietatamente immediata, senza mezzi toni, come dire che la vita ha vinto, che l’adolescenza vuole finire e non vuole ragioni valide per ritenersi in errore, che si vuole essere grandi e vivere questo dolore, bello e naturale? Diventare genitori (senza abiti da sposa, lavoro a tempo indeterminato, mutui facilmente approcciabili) è una vertigine faticosa e maestosa, un pertugio da passare in tre, un’acrobazia che richiede esercizio e pazienza,  e nell’allenamento quotidiano qualcosa di incredibile accade, si diventa l’anello esatto, l’anello mancante tra il proprio passato e il proprio futuro. Qualunque cosa accada questo anello è la cosa che a mio parere più si avvicina alla felicità.
Verità, si sa, non ce ne sono, ma perlomeno fare, desiderare, nonostante tutto può essere essenziale, in eterno equilibrio precario tra vitalità spinta  e cupo albeggiare di visioni.
Evviva Maria che dice: “ In definitiva quello che finisce è la parte  che i vostri amici avevano imparato a conoscere. (…) Ma mentre cercate di capirci qualcosa delle reazioni dei vostri amici finirete per capire qualcosa di voi: che di uscire senza orari o con chi vi pare non ve ne importa più nulla, che programmare un viaggio non è poi così noioso, che assicurarsi dell’efficienza degli elettrodomestici è una buona abitudine e che in fondo la vecchia voi non manca più a nessuno, neppure a voi.”
Buona fortuna!

Gioia Perrone

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2 Risposte to “DIVENTARE GENITORI IN ITALIA”

  1. Livio Romano Says:

    Belloooooooooo!
    Smack!
    Livio

  2. gian Says:

    Bello gioia, molto bello.

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