Archive for aprile 2011

LISETTA CARMI_ESSERE NEL FUOCO

13 aprile 2011

 

Lisetta Carmi, Alla ricerca della verità.
Cineporto-Manifatture Knos-Lecce
Una recensione.

Già da notizie sparse sul web avevo carpito che io Lisetta Carmi, genovese e pugliese di adozione,  me l’ero persa per un errore grave di distrazione, che non conoscevo ancora il suo lavoro, che del suo trullo di Cisternino, trasformato da anni in una sorta di tempio spirituale ,non avevo nemmeno sentito parlare. Ma come? La sensazione del piede in fallo spettacolare mi ha investita dal vivo nel Cineporto di Lecce, dove è allestita la sua mostra fotografica, poco prima dell’arrivo di Lisetta. Niente videocamera, niente registratore, solo una fotocamera al collo e Fritz in braccio. Mi ritrovo per cominciare di fronte alla misteriosa faccia di Erza Poud, ritratto negli anni ‘60 sulla soglia di casa e immerso in un cespuglio spinoso di bianchi capelli. Si annusa subito che questa è una fotografa che usa lo sguardo come modo di gettarsi nella vita e scatta con una necessità che è più vicina alla fisiologia che alla foto-grafia. Questa “vecchietta” di cui solo gli occhi verdissimi mi ricordo, è una specie di donna mitologica, una  “dea della luce” che  parla parole semplici come lame da cucina e ha  al collo lunghi rosari.
La storia, la sua, narra di una ragazzetta ebrea costretta ad isolarsi nella sua grande casa genovese, per via delle leggi razziali, studia musica e diventa in poco tempo una bravissima concertista fino a che stanca degli studi solitari sui tasti segue il suo spirito ribelle e decide di scendere per le strade a partecipare, a mettere le sue delicate mani sulla strada, tra i diseredati, dentro fino in fondo alle storie, lontano dal pianoforte, dalla borghesia, dalle convenzioni. Inizia per Lisetta un viaggio lungo dentro e fuori di Sé che inizia nella Genova laboratorio di avanguardia degli anni ’60, dove vive per anni a Via Del Campo vicina al mondo dei “travestiti” , di cui è probabilmente la prima a trarne una straordinaria testimonianza poetica di ritratti intimi e emotivi. “Ho lavorato sempre e soltanto per capire: per capire gli altri e per capire me stessa” continua a scrivere, a ripetere Lisetta ; scorrono le immagini è c’è tutto quel paesaggio di riformulazione continua,di autenticità e vicinanza all’umano, c’è il porto e i suoi scaricatori pieni di fatica, ci sono gli scrittori, gli intellettuali, c’è la musica, con un giovanissimo Abbado che dirige, e Pietro Germi, e Gino Paoli, colti nel momento della loro maggiore quotidianità, e poi la Sardegna e Venezuela e India, dove Lisetta incontra il Tao, il Confucio che non l’abbandoneranno più.

Fino alla Puglia, terra che Lisetta dice Sacra, fondamentale per il suo percorso. Penso al suo nome “Carmi” una sorta di richiamo al Carme e al Carma, e penso al fuoco sacro e perenne  del suo ashram di Cisternino che lei poi citerà, e al  ritratto ai beduini intorno ad un fuoco,che Lisetta scattò in Pakistan, le fiamme congelate,come cristallo caldo, per sempre assolte dalla magia fotografica dal peccato originario del moto; Breton parlerebbe di “bellezza convulsiva” che ha in sé il rapporto reciproco dell’oggetto nel suo moto e nello stato di quiete.
Dal ’65 al ’71 Lisetta cuce un solido ed intimo rapporto con i travestiti di via del Campo, tanto da entrare nelle loro case, fotografare le loro stanze. “Fui attirata dal loro essere e non-essere, uomini e donne nello stesso tempo e nello stesso corpo, dal loro vivere ai margini con coraggio e anche con provocazione…vedevo in loro una verità, un’allegria,un vivere altro che mi ha aperto quella porta che il mondo borghese rifiutava di varcare”. La serie presente in mostra, a loro dedicata, si chiama semplicemente “Travestiti”, ritratti folgoranti e colmi di spunti. Le donne-uomo di Lisetta hanno facce un po’ ossute, barbe rasate  e occhi tinti , maschere vere e dolci, che si mostrano nelle stanze barocche, piene di drappi, icone, orpelli, foto ai muri, il bagaglio intimo di una vita.


Vicino al letto, luogo del sonno, dei sogni, del lavoro, un mondo di specchi, cornici, icone. Il ritratto della madre da giovane, il quadro sopra il letto che ritrae la Madonna col bambino,Tutto parla  la storia più intima ,quotidiana e segreta della donna-travestito, a partire dallo specchio che riflette la donna di spalle, metafora del doppio ma soprattutto dell’ambiguità speculare, di una chioma con reggiseno che è anche Altro, Altro come donna, Altro come uomo, ma anche e soprattutto come persona. Gli affetti, oltre che le sottili e amare ironie costellano la vita dei personaggi di questi scatti.

In un’altra prospettiva della stessa stanza, la donna ancora vestita mostra allo specchio il seno. Seno finto-ormonale? Seno fuoriuscito come fuoriesce un pensiero, un indole, un desiderio? Sfacciata ostentazione , attrezzo del lavoro, tenero indugiare auto erotizzante, eterno protendere verso una cura materna, un intimo allattamento senza fine, e senza figlio. Madonna senza bambino.
Mi avvicino a Lisetta, poco prima della conferenza; Fritz in braccio  è particolarmente tranquillo, parliamo un poco, poi mi chiede “E’ tuo figlio lui? Si. Bhe, allora ricordati: Non lo educare mai! Degli solo l’esempio, sii onesta, non pensare ai soldi, i bambini vedono e capiscono ogni cosa. Quando vado in giro per il paese e vedo qualcuno con la faccia triste mi avvicino, lo accarezzo, cos’hai? Cosa ti è successo? E’ degli altri che mi importa, e poi chi se ne frega della fotografia!”

Gioia Perrone

La mostra di Lisetta Carmi, curata da Giovanna Chiti, è ospitata a Lecce presso il Cineporto, nell’ambito del 12esimo Festival del Cinema Europeo.  12-16 aprile 2011

DIE-FRAMMA

8 aprile 2011

(Foto e testo: Gioia Perrone, da “La razza della luce“)

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Ditemi ora come farete col sushi del venerdì
-le maree dipendono dalla luna
e anche rune, dune, pietre ovali non dicono che poche storie-
Bukowski fuma e anche tu fumi e non la smetti mai
io vi guardo e sento crescere l’ipocondria e la felicità.
Ditemi come faccio a trattenermi
ditemi finalmente che sta sul serio arrivando questo vento
e datemi un gobbo perché io legga bene
il cubitale arrivo della prima estate di nostro figlio.

GRANBEISALTI

5 aprile 2011

Dutch farmers crossing an flooded field with fen poles / leaping poles. The Netherlands, Huizen, 1938.
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Henri  Cartier-Bresson
Dietro la stazione di Saint Lazare, 1932