Archive for giugno 2011

CUORE DI CANE

6 giugno 2011

UNDERDOG, L’ESERCITO DI UOMINI-ALTRI

“Jeromil diceva sempre che non gli interessava disegnare paesaggi o nature morte, ma azioni, ed effettivamente a lei sembrava che quei disegni possedessero una vitalità e un movimento sorprendenti, anche se non riusciva a capire perché i protagonisti fossero sempre uomini con la testa di cane; forse se Jeromil avesse disegnato vere figure umane, la sua modesta produzione avrebbe avuto qualche valore, ma così purtroppo lei non era in grado di dire se tutto il lavoro del piccolo avesse o no un senso.”
Piccolo Jeromil! Ne “La vita è altrove” esercita il suo talento di bambino-poeta scribacchiando il suo album con eserciti di uomini-cane, suscitando la perplessità della giovane madre.
L’uomo-animale è una colonia ibrida tra magico, inconscio, fatato e terrifico, da sempre frequentata dal mondo dell’arte, da sempre spauracchio e porta dimensionale al fantastico, all’altrove;
Jeromil! Jeromil! Ti rifiuti, poeta ,di disegnare la faccia degli uomini!
Un rifiuto ostinato a riconoscere all’uomo un volto, un corpo umano?
Forse che il bambino-poeta non sa dell’uomo? Non sa figurarselo?
O forse l’uomo è partita persa in partenza, forse che non ci si è più abituati a scommetterci, umano-flop, “under-dog”.
L’omonimo spazio modenese “UNDERDOG”, promotore e punto di raccolta delle energie creative che vivono ai margini dei circuiti ufficiali dell’arte, questa volta gioca a rimescolare semanticamente e concettualmente la propria identità : l’under, il “sotto”, il “clandestino” e il dog di “cane”, ma anche di chi rasenta gli angoli, annusa la scia, vagabonda disorientato. Come i curatori e promotori dello spazio affermano
“è un termine comunemente usato nel gergo delle scommesse sportive; Sottocane letteralmente,indica una persona o un gruppo che partecipa ad una competizione sportiva, alle elezioni politiche o ad un concorso, che è ritenuto un perdente scontato,ma nei rari casi in cui un “under dog” vinca, il risultato è definito UPSET (sconvolgimento)”.
Chissà forse sarà una parola, una nuova parola umana è a mancare, inguinzagliata in un lessico vuoto e spaesato, senza Storia. La guerra fa il resto, che sporca e priva senza sosta l’uomo dell’uomo.
Ci sarà il colpo di scena? Gli astanti sbigottiranno ai risultati? Ci sarà un salto evolutivo?
L’impensato potrà avere possibilità di vittoria?
Non lo sappiamo.
Come il piccolo Jeromil allora questi artisti-bambini sono presi dal gioco-incantesimo di rivisitare uno spazio e creare uomini-cane, eserciti minimi, emotivi o cinici, semplicemente cinofili. Mai più uomini, altro da essi, lanceranno i loro eserciti alla conquista di una nuova identità umana, o forse solo per l’attestare il caleidoscopico canile che la società è diventata, in preda a salivazioni pavloviane di fronte a consumismi e sete di potere.
E non è forse che di notte i latrati s’alzano lunghi senza più frontiere e nessuno può star più certo che si tratti soltanto di cani?

Gioia Perrone

sabato 11 giugno alle ore 19.00 – 02 luglio alle ore 23.30
underdogstudio
Via Carteria 32
Modena, Italy

LO SGUARDO DELLO STRANIERO

2 giugno 2011

facebook.com/TRIBURBANACREATIVA

C’è il ritratto di Dranner, 23 anni, dal Gambiana, colori sgargianti nei vestiti e sguardo serio. E’ seduto sul tronco monco di quella che prima era un’altissima palma, vittima come tante nel Sud del celebre parassita. Palme lunghissime, stagliate nel cielo del nostro meridione, oggi ombre di splendore, moncherini, impronte, tracce nel terreno. E poi i prati di grano piegati dal vento sula scogliera adriatica, di Saheila, 31 anni, iraniana. La foto è perfettamente tagliata a metà, grano e cielo. Nel mezzo una striscia di mare color cupo, smeraldino e impalpabile. Scorci di Murge, il campanile di Nardò attanagliato dal sole in una cittadina che a mezzogiorno sembra popolata da fantasmi, e gli scorci obliqui di piazza S.Oronzo e poi ci sono i bambini, orientali e mulatti con i dolciumi in mano, e la passeggiata in passeggino di un cucciolo nero incappucciato di bianco, per la strada che sembra le porte di Otranto. La foto è di Mulat, 26 anni, etiope.
Quanta poesia! Quale strabordante lotta tra tempo e battito di vita queste fotografie quotidiane, scattate con macchinette usa e getta, il tempo di fermare la vita, quella marea spietata e spettacolare che dice Affanno, Corsa, Moto infinito,Lacrima, ma anche zuccherino, Abbraccio, Sorriso, Speranza.
Sono gli scatti di “Lo sguardo dello straniero”, una iniziativa che mi ha entusiasmata scoprire nelle trame della rete web, (che come e più di un barcone strapieno porta derive, esperienze, moltitudini) a cura dell’Associazione Tribù Urbana Creativa, che ha dato l’opportunità a giovani stranieri sul territorio pugliese di raccontare attraverso il mezzo fotografico, popolare per eccellenza, il territorio che li ospita, cogliendone particolari e personali punti di vista, trasformando l’individuo da “socialmente osservato” ad “Osservatore”.
Osservare, e meglio osservare consapevolmente tramite un altro occhio-registrante, come una “scrittura di sé”, dona potentemente ri-guardo, dignità nuova, senso pregnante alla vita sul territorio straniero, trasformando l’instabilità geografica dei migranti in una nuova stabilità esistenziale ed emotiva. Miracoli di auto-racconto fotografico!
Mesi fa proposi personalmente questa idea al mio amico Andrea Aufieri, giornalista e curatore infaticabile di storie interculturali. Ci promettemmo di risentirci per organizzare il lavoro al meglio. Oggi scopriamo che, grazie al patrocini odi “Da Sud a Sud” e alla sensibilità dell’Associazione Tuc, che opera nel brindisino, l’operazione si è trasformata in realtà! Si è giunti alla seconda fase, in cui gli scatti effettuati dai tanti stranieri fotografanti-osservatori sono state pubblicate sul Facebook, per una condivisione estesa e la creazione di una sorta di giuria popolare, infatti i più votati nel social network faranno parte di una grande mostra allestita presso il Frantoio Ipogeo di Mesagne.
Fotografia usa e getta: umile e fragile. sembra essere questo il carattere intrinseco di questo mezzo, rispetto alle immagini che siamo abituati a frequentare su web, riviste, pubblicità, dove vengono usati obbiettivi di ben altro calibro. Ma qualcosa ci dice che non è propriamente così.
L’immagine familiare, la “gente della Polaroid” immortalata nel rettangolo, quella che popola le fotografie turistiche, un po’ sfocate, imperfette,dai colori a volte opachi, sprigiona un’inconfondibile carica, quasi spirituale, vicinissima alla gente che ha avvicinato, (chi fotografa e chi è davanti all’obbiettivo), alle loro segrete storie, agli attimi congelati e per questo all’unisono naufraghi, salvi, e perduti per sempre. In ogni modo tracce visionarie di vita, passaggi realmente battuti, mari attraversati.

Gioia Perrone