LO SGUARDO DELLO STRANIERO

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C’è il ritratto di Dranner, 23 anni, dal Gambiana, colori sgargianti nei vestiti e sguardo serio. E’ seduto sul tronco monco di quella che prima era un’altissima palma, vittima come tante nel Sud del celebre parassita. Palme lunghissime, stagliate nel cielo del nostro meridione, oggi ombre di splendore, moncherini, impronte, tracce nel terreno. E poi i prati di grano piegati dal vento sula scogliera adriatica, di Saheila, 31 anni, iraniana. La foto è perfettamente tagliata a metà, grano e cielo. Nel mezzo una striscia di mare color cupo, smeraldino e impalpabile. Scorci di Murge, il campanile di Nardò attanagliato dal sole in una cittadina che a mezzogiorno sembra popolata da fantasmi, e gli scorci obliqui di piazza S.Oronzo e poi ci sono i bambini, orientali e mulatti con i dolciumi in mano, e la passeggiata in passeggino di un cucciolo nero incappucciato di bianco, per la strada che sembra le porte di Otranto. La foto è di Mulat, 26 anni, etiope.
Quanta poesia! Quale strabordante lotta tra tempo e battito di vita queste fotografie quotidiane, scattate con macchinette usa e getta, il tempo di fermare la vita, quella marea spietata e spettacolare che dice Affanno, Corsa, Moto infinito,Lacrima, ma anche zuccherino, Abbraccio, Sorriso, Speranza.
Sono gli scatti di “Lo sguardo dello straniero”, una iniziativa che mi ha entusiasmata scoprire nelle trame della rete web, (che come e più di un barcone strapieno porta derive, esperienze, moltitudini) a cura dell’Associazione Tribù Urbana Creativa, che ha dato l’opportunità a giovani stranieri sul territorio pugliese di raccontare attraverso il mezzo fotografico, popolare per eccellenza, il territorio che li ospita, cogliendone particolari e personali punti di vista, trasformando l’individuo da “socialmente osservato” ad “Osservatore”.
Osservare, e meglio osservare consapevolmente tramite un altro occhio-registrante, come una “scrittura di sé”, dona potentemente ri-guardo, dignità nuova, senso pregnante alla vita sul territorio straniero, trasformando l’instabilità geografica dei migranti in una nuova stabilità esistenziale ed emotiva. Miracoli di auto-racconto fotografico!
Mesi fa proposi personalmente questa idea al mio amico Andrea Aufieri, giornalista e curatore infaticabile di storie interculturali. Ci promettemmo di risentirci per organizzare il lavoro al meglio. Oggi scopriamo che, grazie al patrocini odi “Da Sud a Sud” e alla sensibilità dell’Associazione Tuc, che opera nel brindisino, l’operazione si è trasformata in realtà! Si è giunti alla seconda fase, in cui gli scatti effettuati dai tanti stranieri fotografanti-osservatori sono state pubblicate sul Facebook, per una condivisione estesa e la creazione di una sorta di giuria popolare, infatti i più votati nel social network faranno parte di una grande mostra allestita presso il Frantoio Ipogeo di Mesagne.
Fotografia usa e getta: umile e fragile. sembra essere questo il carattere intrinseco di questo mezzo, rispetto alle immagini che siamo abituati a frequentare su web, riviste, pubblicità, dove vengono usati obbiettivi di ben altro calibro. Ma qualcosa ci dice che non è propriamente così.
L’immagine familiare, la “gente della Polaroid” immortalata nel rettangolo, quella che popola le fotografie turistiche, un po’ sfocate, imperfette,dai colori a volte opachi, sprigiona un’inconfondibile carica, quasi spirituale, vicinissima alla gente che ha avvicinato, (chi fotografa e chi è davanti all’obbiettivo), alle loro segrete storie, agli attimi congelati e per questo all’unisono naufraghi, salvi, e perduti per sempre. In ogni modo tracce visionarie di vita, passaggi realmente battuti, mari attraversati.

Gioia Perrone

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2 Risposte to “LO SGUARDO DELLO STRANIERO”

  1. Paola Rollo Says:

    leggerti è sempre un viaggio, scorrevole e denso.
    Ho visto la gallery, ce ne sono alcune commoventi: torte sbagliate e perfette.
    Grande progetto.

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