Archive for dicembre 2011

STAI QUI

11 dicembre 2011


Mick Hartney “Orange Free State”

Testo:Gioia Perrone

Stai qui sul mio petto
fuori lampeggia qualcosa.
In cucina la bottiglia vuota è sfiorata dai fantasmi
lontano nella neve qualcuno grida forte
lontano nel tempo qualcuno piange piano
qui, se metti orecchio
nel mio seno custode delle cose prime.

Stai qui senza paura,
stai qui all’ascolto

ti carezzerò cantandoti qualcosa.

PLANCTON

5 dicembre 2011

“Ora sei l’armata genetica/tutto quello che abita dopo l’abitato/anche dopo gli sfollati
anche dopo i deportati/e io non sono più poeta, sono la medium dell’Hammond/
e tu il coagulo dei musici.”

GIOIA PERRONE
“PLANCTON”
COREOGRAFIA TRA BUIO E LUCE

IN MOSTRA DAL 7 ALL’11 DICEMBRE 2011

C/O EX MONASTERO DEI TEATINI- LECCE
MEDTERRANEO FOTO FESTIVAL
il programma:
http://www.mediterraneofotofestival.it

(…) questo tuo appena atterrato meteorite già profondamente alloggiato in me.

“Prima sono sorpresa dall’immagine fotografica, ma sei tu e il tuo piccolo, siete voi uniti come non mai soprattutto nelle foto in cui stai con quel pancione che sembra un pallone a elio tenuto per terra dalle tue gambe forti nonostante, e forse proprio a causa, la loro età. Poi leggo il testo, bellissimo asciutto come non mai, per questo dieci volte più memorabile, cento più veloce, mille più comunicativo, e subito mi dico ma Gioia, toglilo di lì da sotto l’immagine, e poi di colpo tutto tace anche, soprattutto il consiglio che ti ho dato, sì perchè adesso, alla seconda immagine, non riesco a scomporli più, non più.
Come se quella scrittura ritagliata e incollata nella cornice intorno all’immagine facesse parte della luce rimasta intrappolata in quel labirinto di grigi dove sta una stanza, un corpo di donna in gravidanza, un letto, e sempre nell’angolo in basso a destra, un ventilatore non chiamato in causa da neesuno se non come testimone unico dopo te. Quei versi sono le coordinate sull’asse dell’ascisse del tempo di quel corpo silenzioso e deformato, quel corpo acquario; e sull’asse delle ordinate, dello spazio di un evento indubbiamente rivoluzionario: la nascita di ognuno sul pianeta Terra. Le coordinate tue e sue, ma anche mie un tempo, di quando hai prestato la tua pancia che è diventata sstronave di qualcosa di qualcuno che si imbarcò chissà quanto fa, e come poi, per arrivare infine qui su queste lavagne. Quella della macchina fotografica, della macchina da scrivere, della posta elettronica, del foglio poggiato sulla mia mente dove stanno scritto questa parole tutte più ancora quest’altra. Che si imbarcò quel bambino per cancellare tutto quello che c’era prima. E che io leggo una storia mentre si sta scrivendo e cancellando contemporaneamente. E in questo transitare delle cose accordo il mio cuore, il mio battito, con il tuo con il suo.”

Teresa Ciulli