Archive for giugno 2012

PONTI

29 giugno 2012

“Luigi Ghirri”

 

di: Gioia Perrone

 

Per la prima volta in casa della mia vicina questa si prodigava , tra i discorsi, a mostrarmi le stanze di casa e le fotografie incorniciate sulle mensole della camera da letto. Con orgoglio mi “brandiva” davanti agli occhi la foto del matrimonio di sua figlia, risalente a vent’anni prima, con gli sposi al centro e loro, i genitori, quasi inriconoscibili, ai lati.
Condividere le proprie foto familiari con gente estranea al nucleo è il tentativo di stendere un ponte, creare una connessione e un codice comune, salvo che l’operazione è simile ad allestire una mostra di reperti archeologici senza uno straccio di didascalia, o ancora allestirla tra gli scaffali di una boutique piuttosto che in un museo di storia antica nelle apposite vetrine.

Così un po’ come la stessa visione della realtà: ci illudiamo che l’immagine riprodotta del paesaggio-oggetto reale qualsiasi, sia bastante a descriverlo, riportarlo, ricordarlo così com’è. E’ il nostro tentativo di stendere un ponte lucido tra ciò che vediamo e ciò che pensiamo di aver visto e poi tra questo scarto e ciò che ricordiamo.

VADEMECUM

22 giugno 2012

Jek a Bologna, maggio 2012

Foto e testo di: Gioia Perrone

Sei in subbuglio. Mi spieghi e io capisco.
E’ un’eterna lotta. Anzi tu dici: è un eterno gioco.
Ma poi i giochi si fanno duri e tu vuoi sferrare colpi.
Allora colpiamo con le granate,
per guadagnarci il pane e il sorriso,
perché il pane senza il sorriso non sa di niente e caria i denti.
E poi andiamo via, ma non prima di prenderci il dovuto.

Volevo dirti che sarò sempre con te.

Ma tu, lo sai, devi dimagrire.

SEGUIMI

15 giugno 2012


Ph: Marco Signorini

Testo: Gioia Perrone

 

#SEGUIMI!

Mentre leggo un saggio su Ghirri e la Puglia, viene a galla negli occhi qualcosa. Un’immagine, non sò che tipo di immagine possa essere, non è solo un’immagine. E’ come un’onda liquida, acquatica, una specie di bestiola che se ne torna al mare, o da dove proviene e ti chiama. E’ un’immagine sonora.

Il suono sono i miei passi sull’asfalto sbrecciolato di una marina sull’Adriatico. L’immagine è una apnea sonnambula, seduta la ricordo ma  di questo non ne sono sicura, di più si fa ricordare, mi tiene. E sembra che la sua volontà sia quella di bagnare e trascinare. Quel suo passo, il passo dell’immagine del mio passo, è autonomo e anomalo.

Seguimi! – Va dicendo.
Non dice – Ti ricordi?
Ma – Seguimi!

Il taglio del fotogramma è la visuale del mio sguardo che guarda i miei piedi camminare nella sera e calzati di sandali. E’ la strada silenziosa delle case vicine al lungomare, in un punto dell’estate tra le scogliere nere e spente di Sant’Andrea e San Foca. Ho parcheggiato l’auto e mi avvicino al lungomare gremito di turisti e la gente del posto. Che ci faccio lì da sola?

-Seguimi!-  Che immagine è un’immagine che prende vita come un motorino, una macchinetta, una macchina immaginata, vista due volte? Una macchina che ti guarda, ti porta e che devi seguire pena qualche strana conseguenza catastrofica? Seguire è scrivere. Ricordare è inseguire, vedere è essere ricordati.

Uno scalpicciare di passi che erano i miei, non lo sono più, eppure ero io che li guardavo e li camminavo. Tantomeno in questa sorta-ricordo in cui vanno e vanno come un film proiettato chissà dove.

Ero sola quella sera, in quell’angolo al margine del nero della scogliera. Seguimi!
E che zucchero sotto la pelle perdersi a guardare la fiumana di agosto, da sul muretto della marina senza sentire mai la propria voce pronunciare una parola. Mescolare questa cosa propria all’anonimo getto delle voci e poi sparire, in silenzio,seguire il rumore del proprio passo, come un proprio alter ego e con quel suono-doppio raggiungere il lido, la festa.

Dove vanno i passi?

Dove vanno?

Dove volete portarmi?

Al tuo centro. Mi rispondono. Che non è proprio al centro, è un tantino più in là. Il centro, il crocevia, la base del merletto, dove tutto canta:
il merlo nella gabbia,
la penna chiesta in prestito,
il libro marrone di Antonio Verri,
le vecchie pareti di una vecchia casa,
l’odore della camicia bagnata che quella sera era lontana, sotto portici scuri e senza brezza, e che sarebbe ritornata come torna il destino e non come fanno, dicono, le tortore.

Dove tutto canta e tutto torna.

SHOT! ORODE’

12 giugno 2012

a cura di: Gioia Perrone

 1.C’è un tuo ricordo particolare, del passato o di tempi recenti, legato alla fotografia?

 

Alcuni anni fa c’è Chiara che m’insegue per le vie di Roma, nei parchi. Ha deciso di scaricare su di me decine di rullini nei due giorni che passeremo insieme. La fotografia l’appassiona. Ride se m’arrampico sugli alberi col mio cappotto. Nello scendere da un fico spoglio mi confondo tra i rami che giocano col mio cappotto, dilatandomi, appendendomi. Ride mentre faccio la statua sui tronchi tagliati. Faccio il pagliaccio. Nelle botteghe dove sono passati i divi. E del cui passaggio restano le foto e le dediche. Di queste foto ho fatto delle composizioni a cui tengo molto.

 

 2. Qual è la “storia” della foto che hai scelto dal tuo album di famiglia?

 È la foto di una Pietà moderna. Dove il figlio puramente ignaro ancora non sa della croce e la madre lo tiene e lo terrà. Un prototipo di Ferrari di plastica a pedali anche se mai amerò le auto o l’acciaio o i motori. Mentre amerò le vigne di primitivo che ci circondano, amerò le pietre dei muretti a secco e amerò la bellezza femminile. Amerò la terra, la carne, l’afflato incarnato, il sogno e tutto ciò che mi rende ebbro e mi allontana dalle chiacchiere. Ricordo mia madre giovane, che corre felice per quelle stradine di campagna.

3.Vivi in una cittadina poco distante da Lecce, dopo alcune esperienze esistenziali ed artistiche a Roma e a Barcellona. Come vivi il tuo rapporto con le “origini”?

 Sono nato in terra di Taranto. Sono tarantino, lo dico perché è il mio marchio speciale. Ho vissuto alcuni anni a Roma e un po’ a Barcellona, ma anche a Firenze e vari anni a Perugia. Ho cercato per anni una casa-museo dove ritirarmi e l’ho trovata in Vincent City a Guagnano (LE), ho vissuto lì per tre anni. Le origini sono ben radicate in me. Ho provato a segarle in passato ma non ci son riuscito ed ora non m’importa più che ci siano o meno. Nel 2003 mi son dato un nome nuovo, quello che indosso adesso. Quello che m’importa è fuggire a gambe levate, tradire ogni ordine, ogni commissione. Nello stesso tempo, come potrei non amare le distese d’ulivi, il mare, le vigne dello Ionio? Li desidero invece. Vorrei realmente scomparire in essi. Mentre sono in fuga scomparire in uno di questi paesaggi. Questo non esclude alcun viaggio e sprofondamento in altri sud del mondo, qualche lieve passaggio in paesi in cui manca il sole, proprio per vedere come fanno a sopravvivere e poi per l’appunto cercare il sole, la luce. Nelle mie origini me ne sto al sole come una lucertola!

4. Negli ultimi anni pratichi la performance pittorica sul palcoscenico e non solo, il ruolo del corpo e del gesto fanno parte integrante della tua poetica. Come ti relazioni con la solitudine?

 Le mie azioni pittoriche hanno a che fare con l’ebbrezza. Nel migliore dei casi propongo qualcosa di dionisiaco, nel peggiore dei casi è il delirio di un ubriaco, in entrambi i casi è l’esatto contrario di ciò che viene dato come consuetudine, come vita da costruire, come lavoro ordinario, come matrimonio, come chiacchiera della storia, come tradimento della parola, come tassa. La mia solitudine è la mia arte! Sono suo! Mi annoia di rado. Con tradimento ma sono suo! Ed il gesto in relazione alla musica o alla parola cerca di rovinare la vita al pittore. Come dire, non faccio il bravo! È altro che cerco!

 

 5. In quali occasioni usi la macchina fotografica e dove e in che modo conservi le tue fotografie?

 Uso di rado la macchina fotografica, non so cosa vorrei fotografare a parte le mie opere, fotografo già tutto coi miei occhi, passo tutto al laser, in questo senso non ho bisogno di macchina fotografica. Le foto di carta che ho appartengono al passato. Ho bisogno invece che mi siano vicini dei professionisti, dei cecchini, dei poeti della fotografia. Li attendo durante le mie azioni pittoriche, perché loro possono fermare l’attimo giusto, stendermi con un colpo micidiale, fare una sintesi perfetta, mostrarmi l’esterno della faccenda mentre io mi occupo principalmente dell’interno, mentre sono come ad occhi chiusi in relazione alla musica e alle parole. Come dire, a ciascuno il suo.

Le mie foto di carta sono quasi tutte nel cassetto di una scrivania a casa dei miei. In questi ultimi anni le foto sono dei files e sono nel mio portatile.

 

 Lecce-Notte Bianca 2009- ph: Andrea Laudisa

SHOT BIO ORODE’

 

Principalmente dedito alla pittura, Orodè è anche performer e mosaicista. Presso la Casa-Museo Vincent City, a Guagnano (LE), i suoi mosaici Fragmentart – fusione materica di ceramiche, specchi e pietre- abbracciano elementi scultorei e pittorici correndo per oltre 250 mq sulla superficie muraria interna ed esterna della struttura. Negli ultimi tre anni, varie le performances pittoriche con musicisti, poeti e attori con il fine di realizzare degli spettacoli totali. Tra i tanti talenti incontrati sul palco anche Paolo Fresu e Virgil Donati. Utilizzando un disegno che definisce “semi-automatico” ed una pittura segnica che procede per aderenza alla musica, incide sulla carta delle febbrili figure femminili. (…)

WEB SITE: http://orodedeoro.wordpress.com/about/


CHE COS’E’ SHOT

https://granbelblog.wordpress.com/shot-interviste-semi-serie-su-noi-e-la-fotografia/

POESIA DEI 28 e forse pure dei 29

9 giugno 2012

 

Foto e testo di: Gioia Perrone

Quel maledetto verdino ci è entrato nella carne,
nella carne degli occhi
così ora guardiamo a tutto, come tutto fosse di morbidoverde
trasparente e carnoso.

Fare una bagaglio e andare
a morire di nostalgia più là
dove tutto può far più male
dove tutto è una meraviglia ambulante,
una festa letta da qualcheparte …

Poi ti ostini a discioglierti nel barbablù della terra,
ma di più nel platino del grano, dietro casa
e sembri solalontana
e sembra altrove,

ma invano.

6 VERTICALE

4 giugno 2012


 

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6 VERTICALE- BOLOGNA, Maggio 2012

 

 

foto: GIOIA PERRONE

 

www.gioiaperrone.blogspot.it