SHOT! ORODE’

a cura di: Gioia Perrone

 1.C’è un tuo ricordo particolare, del passato o di tempi recenti, legato alla fotografia?

 

Alcuni anni fa c’è Chiara che m’insegue per le vie di Roma, nei parchi. Ha deciso di scaricare su di me decine di rullini nei due giorni che passeremo insieme. La fotografia l’appassiona. Ride se m’arrampico sugli alberi col mio cappotto. Nello scendere da un fico spoglio mi confondo tra i rami che giocano col mio cappotto, dilatandomi, appendendomi. Ride mentre faccio la statua sui tronchi tagliati. Faccio il pagliaccio. Nelle botteghe dove sono passati i divi. E del cui passaggio restano le foto e le dediche. Di queste foto ho fatto delle composizioni a cui tengo molto.

 

 2. Qual è la “storia” della foto che hai scelto dal tuo album di famiglia?

 È la foto di una Pietà moderna. Dove il figlio puramente ignaro ancora non sa della croce e la madre lo tiene e lo terrà. Un prototipo di Ferrari di plastica a pedali anche se mai amerò le auto o l’acciaio o i motori. Mentre amerò le vigne di primitivo che ci circondano, amerò le pietre dei muretti a secco e amerò la bellezza femminile. Amerò la terra, la carne, l’afflato incarnato, il sogno e tutto ciò che mi rende ebbro e mi allontana dalle chiacchiere. Ricordo mia madre giovane, che corre felice per quelle stradine di campagna.

3.Vivi in una cittadina poco distante da Lecce, dopo alcune esperienze esistenziali ed artistiche a Roma e a Barcellona. Come vivi il tuo rapporto con le “origini”?

 Sono nato in terra di Taranto. Sono tarantino, lo dico perché è il mio marchio speciale. Ho vissuto alcuni anni a Roma e un po’ a Barcellona, ma anche a Firenze e vari anni a Perugia. Ho cercato per anni una casa-museo dove ritirarmi e l’ho trovata in Vincent City a Guagnano (LE), ho vissuto lì per tre anni. Le origini sono ben radicate in me. Ho provato a segarle in passato ma non ci son riuscito ed ora non m’importa più che ci siano o meno. Nel 2003 mi son dato un nome nuovo, quello che indosso adesso. Quello che m’importa è fuggire a gambe levate, tradire ogni ordine, ogni commissione. Nello stesso tempo, come potrei non amare le distese d’ulivi, il mare, le vigne dello Ionio? Li desidero invece. Vorrei realmente scomparire in essi. Mentre sono in fuga scomparire in uno di questi paesaggi. Questo non esclude alcun viaggio e sprofondamento in altri sud del mondo, qualche lieve passaggio in paesi in cui manca il sole, proprio per vedere come fanno a sopravvivere e poi per l’appunto cercare il sole, la luce. Nelle mie origini me ne sto al sole come una lucertola!

4. Negli ultimi anni pratichi la performance pittorica sul palcoscenico e non solo, il ruolo del corpo e del gesto fanno parte integrante della tua poetica. Come ti relazioni con la solitudine?

 Le mie azioni pittoriche hanno a che fare con l’ebbrezza. Nel migliore dei casi propongo qualcosa di dionisiaco, nel peggiore dei casi è il delirio di un ubriaco, in entrambi i casi è l’esatto contrario di ciò che viene dato come consuetudine, come vita da costruire, come lavoro ordinario, come matrimonio, come chiacchiera della storia, come tradimento della parola, come tassa. La mia solitudine è la mia arte! Sono suo! Mi annoia di rado. Con tradimento ma sono suo! Ed il gesto in relazione alla musica o alla parola cerca di rovinare la vita al pittore. Come dire, non faccio il bravo! È altro che cerco!

 

 5. In quali occasioni usi la macchina fotografica e dove e in che modo conservi le tue fotografie?

 Uso di rado la macchina fotografica, non so cosa vorrei fotografare a parte le mie opere, fotografo già tutto coi miei occhi, passo tutto al laser, in questo senso non ho bisogno di macchina fotografica. Le foto di carta che ho appartengono al passato. Ho bisogno invece che mi siano vicini dei professionisti, dei cecchini, dei poeti della fotografia. Li attendo durante le mie azioni pittoriche, perché loro possono fermare l’attimo giusto, stendermi con un colpo micidiale, fare una sintesi perfetta, mostrarmi l’esterno della faccenda mentre io mi occupo principalmente dell’interno, mentre sono come ad occhi chiusi in relazione alla musica e alle parole. Come dire, a ciascuno il suo.

Le mie foto di carta sono quasi tutte nel cassetto di una scrivania a casa dei miei. In questi ultimi anni le foto sono dei files e sono nel mio portatile.

 

 Lecce-Notte Bianca 2009- ph: Andrea Laudisa

SHOT BIO ORODE’

 

Principalmente dedito alla pittura, Orodè è anche performer e mosaicista. Presso la Casa-Museo Vincent City, a Guagnano (LE), i suoi mosaici Fragmentart – fusione materica di ceramiche, specchi e pietre- abbracciano elementi scultorei e pittorici correndo per oltre 250 mq sulla superficie muraria interna ed esterna della struttura. Negli ultimi tre anni, varie le performances pittoriche con musicisti, poeti e attori con il fine di realizzare degli spettacoli totali. Tra i tanti talenti incontrati sul palco anche Paolo Fresu e Virgil Donati. Utilizzando un disegno che definisce “semi-automatico” ed una pittura segnica che procede per aderenza alla musica, incide sulla carta delle febbrili figure femminili. (…)

WEB SITE: http://orodedeoro.wordpress.com/about/


CHE COS’E’ SHOT

https://granbelblog.wordpress.com/shot-interviste-semi-serie-su-noi-e-la-fotografia/

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