SEGUIMI


Ph: Marco Signorini

Testo: Gioia Perrone

 

#SEGUIMI!

Mentre leggo un saggio su Ghirri e la Puglia, viene a galla negli occhi qualcosa. Un’immagine, non sò che tipo di immagine possa essere, non è solo un’immagine. E’ come un’onda liquida, acquatica, una specie di bestiola che se ne torna al mare, o da dove proviene e ti chiama. E’ un’immagine sonora.

Il suono sono i miei passi sull’asfalto sbrecciolato di una marina sull’Adriatico. L’immagine è una apnea sonnambula, seduta la ricordo ma  di questo non ne sono sicura, di più si fa ricordare, mi tiene. E sembra che la sua volontà sia quella di bagnare e trascinare. Quel suo passo, il passo dell’immagine del mio passo, è autonomo e anomalo.

Seguimi! – Va dicendo.
Non dice – Ti ricordi?
Ma – Seguimi!

Il taglio del fotogramma è la visuale del mio sguardo che guarda i miei piedi camminare nella sera e calzati di sandali. E’ la strada silenziosa delle case vicine al lungomare, in un punto dell’estate tra le scogliere nere e spente di Sant’Andrea e San Foca. Ho parcheggiato l’auto e mi avvicino al lungomare gremito di turisti e la gente del posto. Che ci faccio lì da sola?

-Seguimi!-  Che immagine è un’immagine che prende vita come un motorino, una macchinetta, una macchina immaginata, vista due volte? Una macchina che ti guarda, ti porta e che devi seguire pena qualche strana conseguenza catastrofica? Seguire è scrivere. Ricordare è inseguire, vedere è essere ricordati.

Uno scalpicciare di passi che erano i miei, non lo sono più, eppure ero io che li guardavo e li camminavo. Tantomeno in questa sorta-ricordo in cui vanno e vanno come un film proiettato chissà dove.

Ero sola quella sera, in quell’angolo al margine del nero della scogliera. Seguimi!
E che zucchero sotto la pelle perdersi a guardare la fiumana di agosto, da sul muretto della marina senza sentire mai la propria voce pronunciare una parola. Mescolare questa cosa propria all’anonimo getto delle voci e poi sparire, in silenzio,seguire il rumore del proprio passo, come un proprio alter ego e con quel suono-doppio raggiungere il lido, la festa.

Dove vanno i passi?

Dove vanno?

Dove volete portarmi?

Al tuo centro. Mi rispondono. Che non è proprio al centro, è un tantino più in là. Il centro, il crocevia, la base del merletto, dove tutto canta:
il merlo nella gabbia,
la penna chiesta in prestito,
il libro marrone di Antonio Verri,
le vecchie pareti di una vecchia casa,
l’odore della camicia bagnata che quella sera era lontana, sotto portici scuri e senza brezza, e che sarebbe ritornata come torna il destino e non come fanno, dicono, le tortore.

Dove tutto canta e tutto torna.

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2 Risposte to “SEGUIMI”

  1. giuseppe zilli Says:

    un sogno. grazie per queste tue pillole di poesia

  2. gioia Says:

    ti ringrazio! :-)

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