PONTI

“Luigi Ghirri”

 

di: Gioia Perrone

 

Per la prima volta in casa della mia vicina questa si prodigava , tra i discorsi, a mostrarmi le stanze di casa e le fotografie incorniciate sulle mensole della camera da letto. Con orgoglio mi “brandiva” davanti agli occhi la foto del matrimonio di sua figlia, risalente a vent’anni prima, con gli sposi al centro e loro, i genitori, quasi inriconoscibili, ai lati.
Condividere le proprie foto familiari con gente estranea al nucleo è il tentativo di stendere un ponte, creare una connessione e un codice comune, salvo che l’operazione è simile ad allestire una mostra di reperti archeologici senza uno straccio di didascalia, o ancora allestirla tra gli scaffali di una boutique piuttosto che in un museo di storia antica nelle apposite vetrine.

Così un po’ come la stessa visione della realtà: ci illudiamo che l’immagine riprodotta del paesaggio-oggetto reale qualsiasi, sia bastante a descriverlo, riportarlo, ricordarlo così com’è. E’ il nostro tentativo di stendere un ponte lucido tra ciò che vediamo e ciò che pensiamo di aver visto e poi tra questo scarto e ciò che ricordiamo.

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