Poesia di una porta e di un fiume

dicembre gennaio2012 220

 

ph e testo: Gioia Perrone

 

Nel legno della porta mi accorgo del tuo volto.
Non mi ero accorta mai con la fretta di alcun tratto
così’ mescolato e nascosto tra il legno e la vernice, tra le fessure
che usa il vento per passare
da un luogo all’altro, per accedere ovunque trovi un varco
Così ti guardo.

Penso a Baudelaire
lo vedo con una gonna gonfia a fiorini marròn
mi viene da ridere! Ti ricordi quel libro, dio mio?
Farti una domanda ora che ti mimetizzi con la porta dell’ingresso,
è strano, ma non ho scelta da quando hai decretato con le parole che io sono morta, addirittura, che sarei dietro a una lapide in questo momento.

Esco di casa e intorno ai miei fianchi si gonfia una gonna bella e blu.
E’ la gonna lungimirante della pubertà e della cattiveria splendente,
non certo il pullover della paura di sbagliare tutto.

Sai, continuo a praticare l’esigenza di inzupparmi nelle storie del mondo. A volte è complicato. (Ricordi, era questo il problema forse, quel verde che ritorna e che non smette, perché è il borghese che comincia e poi smette qualcosa, il flusso invece è del fiume.)

Credo che in questo momento io stia davanti a un bello spettacolo:
il buono e il marcio si sono fatti piccole pepite
ed io trascorro molto tempo a scorgerle d’oro
attraverso l’acqua chiara, nel sole.

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