Archive for dicembre 2013

Poesia del calamaro in sogno

15 dicembre 2013

calamaro

Giant squid 1875

Testo: Gioia Perrone

Prendere a cuore un Calamaro parlante è la missione della notte.
Una notte con carrozze e baionette e una torre.
Il Calamaro lo avvolgo in una coperta mentre scappo e scappo
il volto non lo vedo di chi apre la porta di una cantina buia e mi spara un colpo.
Muoio per finta, poi scappo ancora.
Alla fine della notte il Calamaro è acciaccato
un po’ smaciullato
un po’ addormentato
un po’ infreddolito
con un occhio soltanto
vuol dirmi le parole dell’addio.

Quando alla fine muore io piango molto.

 

Historia de amor del silencio y de la niña

12 dicembre 2013

Quello che segue è uno dei miei  dieci testi per la prima volta tradotti in spagnolo. Devo molto ringraziare Rosemily Paticchio e Patricia Figueroa e il suo compagno Beppe, che hanno realizzato la traduzione.

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ph: Guido guidi
Testo: Gioia Perrone/Traduzione: Patricia Figueroa

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Historia de amor del silencio y de la niña

En la hierba los fotones, ya sabes

bajan bien como algunas canciones:

ahora bate el diente del sol sobre la piel de los prados

así que salen 100 amapolas por hora.

Debería renunciar con sana indiferencia

a la palabra. Hacer la poesía del silencio y pasar revista

las ventanas blancas con cruces horizontales y verticales.

No busques otra cumbre más suma que la simple línea que se toca:

el blanco y la visión a través.

Oh, respira!

te considero el único grano de sonido en el vaso de vidrio verdoso

en el trueno coagulado de la historia

del marchar.

Era la historia de la niña, no hecha a tiempo para salir de la habitación

de la puerta golpeada más veces en la cabeza

la fiesta ocluida de los ojos, si quieres

puedes bañarte con el platino lúcido, los plásticos del glamour violáceo

están quemados como inciensos en el altar

peinadas rayas de los veinteañeros.

Estoy cansando a las palabras de decir -me voy-

que mevoydeaquí y por doquier

se derrama una pupila soleada

un trocito, un miedo irónico.

Lejos, nosotros dibujados en un cómic, pronunciamos cosas

que conciernen a la maravilla

nubes de humo y exclamaciones

lejos

Aquí estoy para perderme

he olvidado las intenciones

todavía oigo crujir un poco de inocencia

todavía oigo la sonrisa que quiere cantar

lentos dirigibles sobrevuelan los ojos.

 

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Storia d’amore del silenzio e della bambina

Sull’erba i fotoni ,lo sai
vanno giù bene come alcune canzoni:
ora preme il dente del sole sulla pelle dei prati
così che ne escono 100 papaveri l’ora.

Dovrei desistere con sano disimpegno
alla parola. Fare la poesia del silenzio e passare in rassegna
le finestre bianche cogli incroci orizzontali e verticali.
Non cercare altra vetta più somma che la semplice linea che si tocca:
il bianco e la visione attraverso.

Oh, respira!
ti trovo unico grano di suono nel vaso di vetro verdone
nel tuono coagulato della storia
del partire.
Era la storia della bambina, non fatta in tempo a uscire dalla stanza
della porta sbattuta più volte sulla testa
la festa occlusa degli occhi, se vuoi
puoi bagnarti del platino lucido, le plastiche del glamore violaceo
sono bruciate come incensi all’altare
pettinate scrime di venticinquenni.

Sto stancando le parole a dire -parto-
che vadoviadiqui e ovunque
si dirama una pupilla assolata
uno spicchio, una ironica paura.

Lontano, noi disegnati in un fumetto, pronunciamo cose
che riguardano la meraviglia
nuvole di fumo ed esclamazioni
lontano 

Ecco sto per perdermi
ho dimenticato gli intenti

sento ancora frusciare un po’ di innocenza
sento ancora il sorriso che vuole suonare
lenti dirigibili sorvolano gli occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia di tre mele

10 dicembre 2013

Immagine 2681Self

Foto e testo: Gioia Perrone

Ho dimenticato il giro del mondo e il fatto che R. stamane mi ha detto che vuole morire,
nel grande negozio ortofrutticolo con i pomodori di corda e le pannocchie appese.
Signore e vecchi di ogni forma, come ogni forma melanzane  e cavolfiori e funghi cardunceddhri.
Come ogni forma le labbra e le rughe sugli occhi quando parli, se parli, ognuno la sua e il suo peso.
Nel salone della verdura non ho avuto fretta di chiedere tre mele per 90 centesimi e uscire,
ho aspettato una lunga fila senza sconti
cercano di avvertire sulla mia figura la luce ovattata e i regali che porta. Su me come sopra le foglie di insalata. E sul verde degli occhi di Stefania, rossetto rosso, che serve lenta lenta una dopo l’altra, a chi tocca.
A chi tocca. Ho dimenticato ogni cosa, ho benedetto il suono di ogni attimo, che è come benedire tutto il mondo, ovunque fuori dal salone.

Tre mele, dice,me lo poteva dire prima, senza aspettare.

Poesia degli occhi gandi

8 dicembre 2013
particolare  da La stanza della memoria, Andrea Botto

Particolare da La stanza della memoria, Andrea Botto,Il Golfo, 2007

 

Testo: Gioia Perrone

Gratitudine agli occhi, marroni neri verdini, grandi
nei vecchi o nei bambini se li guardi ti arrivano
i raggi come da un Mondo che ritorna piano, gravido da un vuoto
nero e senza tempo.
Gratitudine agli occhi, a quelli dei cani sbandati e a quelli delle donne
che un tempo erano le donne dentro alle fotografie, che oggi guardano le fotografie con loro dentro. A quello che rimane. Agli occhi dei Partigiani, marroni neri verdini. Grandi a prescindere.

“La stanza della memoria” è un progetto fotografico  di Andrea Botto. Altre info qui:http://www.andreabotto.it/2013/09/la-stanza-della-memoria-the-memory-room/