Historia de amor del silencio y de la niña

Quello che segue è uno dei miei  dieci testi per la prima volta tradotti in spagnolo. Devo molto ringraziare Rosemily Paticchio e Patricia Figueroa e il suo compagno Beppe, che hanno realizzato la traduzione.

06_1921_05

ph: Guido guidi
Testo: Gioia Perrone/Traduzione: Patricia Figueroa

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Historia de amor del silencio y de la niña

En la hierba los fotones, ya sabes

bajan bien como algunas canciones:

ahora bate el diente del sol sobre la piel de los prados

así que salen 100 amapolas por hora.

Debería renunciar con sana indiferencia

a la palabra. Hacer la poesía del silencio y pasar revista

las ventanas blancas con cruces horizontales y verticales.

No busques otra cumbre más suma que la simple línea que se toca:

el blanco y la visión a través.

Oh, respira!

te considero el único grano de sonido en el vaso de vidrio verdoso

en el trueno coagulado de la historia

del marchar.

Era la historia de la niña, no hecha a tiempo para salir de la habitación

de la puerta golpeada más veces en la cabeza

la fiesta ocluida de los ojos, si quieres

puedes bañarte con el platino lúcido, los plásticos del glamour violáceo

están quemados como inciensos en el altar

peinadas rayas de los veinteañeros.

Estoy cansando a las palabras de decir -me voy-

que mevoydeaquí y por doquier

se derrama una pupila soleada

un trocito, un miedo irónico.

Lejos, nosotros dibujados en un cómic, pronunciamos cosas

que conciernen a la maravilla

nubes de humo y exclamaciones

lejos

Aquí estoy para perderme

he olvidado las intenciones

todavía oigo crujir un poco de inocencia

todavía oigo la sonrisa que quiere cantar

lentos dirigibles sobrevuelan los ojos.

 

///

Storia d’amore del silenzio e della bambina

Sull’erba i fotoni ,lo sai
vanno giù bene come alcune canzoni:
ora preme il dente del sole sulla pelle dei prati
così che ne escono 100 papaveri l’ora.

Dovrei desistere con sano disimpegno
alla parola. Fare la poesia del silenzio e passare in rassegna
le finestre bianche cogli incroci orizzontali e verticali.
Non cercare altra vetta più somma che la semplice linea che si tocca:
il bianco e la visione attraverso.

Oh, respira!
ti trovo unico grano di suono nel vaso di vetro verdone
nel tuono coagulato della storia
del partire.
Era la storia della bambina, non fatta in tempo a uscire dalla stanza
della porta sbattuta più volte sulla testa
la festa occlusa degli occhi, se vuoi
puoi bagnarti del platino lucido, le plastiche del glamore violaceo
sono bruciate come incensi all’altare
pettinate scrime di venticinquenni.

Sto stancando le parole a dire -parto-
che vadoviadiqui e ovunque
si dirama una pupilla assolata
uno spicchio, una ironica paura.

Lontano, noi disegnati in un fumetto, pronunciamo cose
che riguardano la meraviglia
nuvole di fumo ed esclamazioni
lontano 

Ecco sto per perdermi
ho dimenticato gli intenti

sento ancora frusciare un po’ di innocenza
sento ancora il sorriso che vuole suonare
lenti dirigibili sorvolano gli occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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