Archive for the ‘Germinazioni’ Category

IL CHIODO

19 febbraio 2011

Pensavo al chiodo di pelle nera che ho nell’armadio. Ma nel mio pensiero non è nell’armadio, lo indossava una che credeva di essere un poco uno, solo per via di quel chiodo sopra. L’odore è come se lo indossassi proprio ora, quella cammina per una strada, ha le gambe sottili e i capelli ricciuti, si sono io, è aprile. Tutto volevo fare tranne andare dove stavo andando. Però a pensarci bene, quell’andare comunque dove non volevo, mi faceva sentire più spaccona. Quel chiodo era magnifico, potevo dire quello che avevo da dire ed ero giustificata. Avevo il chiodo.
Lei stava covando un’esplosione. Mi hai detto mentre parlavi di una nostra amica che voleva cambiare vita  e tu lo avevi capito da subito. Ed io vorrei leggere uno di quei libri dove i personaggi stanno in una stanza alla luce di una lampada. E’ senza dubbio la stessa cosa che unisce quel  libro lì a questa luce che vedo anche ora che è notte. Oggi mi sono sdraiata per un riposino, alla radio c’era un programma dove parlavano degli spazi pubblici, poi musica jazz, e poi spazi pubblici e cosi via e la gatta faceva zompetti vicino a me…avevo un’ occhio chiuso e l’altro aperto, la radio e la gatta che mordicchiava e zompava ed ecco che ho visto e ho ricordato. Ho iniziato a vedere questa luce che conosco e che dura anche di sera, che continua a durare. Così è che duriamo. Che almeno qualcosa dura, oppure che qualcosa ritorna. E’ così che ritorniamo e ritorniamo.
Forse è questo.
Il chiodo! SSSee… che tempi quelli, che idiozia! Andare in un posto dove non vuoi andare! Che idiozia! Il ricordo è sbagliato, la ragazza si volta, ha i jeans stretti, e cammina dall’altra direzione. E va e va, fino a che volta l’angolo e allora non si vede più.

RIALTO

29 gennaio 2011


flickr.com

Gioia Perrone
###

Solo l’acqua è nostra sorella.

il destino dice croce sulle strade in croce.

Ne valeva la pena distruggere

tutto.

GLI ERRANI su L’OCCIDENTALE.it

20 agosto 2010


https://granbelblog.files.wordpress.com/2010/08/michettiduebagnantifoto1895-1900.jpg?w=266

di  Margherita Macrì e Roberto Santoro

19 Agosto 2010

Da quando è diventato bisessuale il Babbo ha preso a cuore le questioni di gender, che ormai a furia di sentirlo lo so anch’io che significa, e quando viene in spiaggia ogni occasione è buona per difendere il mondo gay. Soprattutto quando certe dichiarazioni di porporati sono un autogol, dal suo punto di vista, e il Babbo può parlar male quanto gli pare della Chiesa. Si è dato inoltre come missione quella di evangelizzare Yoghi sui suoi diritti e sui suoi nemici, i preti.

Con il passar degli anni, il Babbo è diventato sempre più miscredente, non fa altro che comprarsi tomi sulla malvagia Opus Dei e le malefatte dei gesuiti in Sud America, legge avidamente tutti quegli scienziati che fanno propaganda ateista, e va dicendo in giro di aver smesso di credere in Dio perché ho capito di essere una persona razionale, e lo so che finiremo in un mucchietto di cenere disperso chissà dove tra qualche centinaio di anni. Così ogni volta che in spiaggia risuona la campana della chiesetta che abbiamo al villaggio vacanze, lui se la prende con l’invadenza del clero.

Yoghi si è alzato, sbuffando di fatica, dirigendosi verso il mare. Ha detto vado a farmi un bagno, va. Solo che oggi le acque intorno allo stabilimento erano particolarmente agitate, sulla spiaggia il bagnino aveva piantato una bella bandiera rossa, e i bagnanti erano in allerta perché con un mare così rischi di essere travolto dai gorghi. Pur di scampare ai predicozzi del Babbo, Yoghi si è calato lo stesso in acqua, nuotando goffamente verso il largo, fiducioso della sua stazza da boa di galleggiamento. Il fatto è che il mare era davvero agitato e avrebbe complicato la vita a nuotatori ben più esperti di lui, sicché a un certo punto abbiamo sentito gridare aiuto aiuto e lo abbiamo visto che agitava la manona in lontananza, sommerso tra un cavallone e l’altro.

Ci siamo subito lanciati in acqua, io, l’Onorevole e naturalmente il Babbo, nuotando a velocità disperata verso il povero orsacchiotto che se la passava davvero male. E se non fosse stato per il bagnino che a un certo punto ci ha raggiunto e superato tipo Barrichello, ora non so che fine avrebbe fatto Yoghi. Quando finalmente, stremati, abbiamo ritoccato terra al Babbo veniva da piangere, tanto più che il bagnino si è messo a fare la respirazione bocca a bocca al suo compagno. Così il signor Errani si è girato verso di me e con una faccia da francescano mi ha detto: “E’ stata una cosa assurda, non so come spiegarla. Mentre ero in acqua ho sentito un odore dolciastro, poi mi è apparsa davanti un candida figura avvolta in una tunica che mi sorrideva invitandomi a raggiungere Yoghi per salvarlo…”. In quel momento ho capito che il Babbo aveva visto Padre Pio. 

Le avventure degli ERRANI su:
http://loccidentale.it/articolo/quando+il+babbo+vide+padre+pio.0094558

Prescrizioni al figlio

26 gennaio 2010

Prescrizioni al figlio by valvolamitralika.
http://www.flickr.com/photos/mitralika/4297178765/

Loro non potranno negare la bellezza dei sogni. Tutti ne siamo punti, tutti, anche i più aridi, quelli piccoli, quelli vecchi, quelli balordi. Allora ti diranno <Si, i sogni sono belli! Fai bene ad avere sogni, ma poi nella vita bisogna mangiare. >. Questa sarà la loro cattedrale, questa la cinta suprema, il luogo comune in cui amabilmente riposano e ti vorranno condurre. Questo giaciglio pieno di certezza dove mettono a sedere l’angoscia dell’incertezza, la vertigine dell’anima furente quando hanno qualche traccia dell’anima furente, l’inebriante spazio elettrico che lascia il posto al vuoto organizzato.
Ti spiegheranno, saranno illuminanti, pacati, sicuri. Apriranno cassetti spaziosi dove ti indicheranno dove riporre il sogno, come domarlo, come trattarlo. Ti diranno < anche io avevo un sogno, ora è in quel cassetto>, lo diranno in un modo preciso, una mimica riconoscibile in tutti, un gene, una traccia dell’abbandono che si ripete nella grande famiglia, un misto che assomiglia al disprezzo. I più contaminati dal conflitto riaprono persino il cassetto, un po’ toccano il sogno, te lo mostrano,  cadono in questa tentazione nonostante la puzza di chiuso si sente come un tanfo segreto. Tu li riconoscerai subito, Non dovranno toccarti con la loro cantilena. Poi esordiranno <Ma sei matto!>
Quando si arrabbiano sei tu che li hai punti. Allora sarai sulla buona strada, starai percorrendo la strada che a loro sembrava così impraticabile.
Tieni il sogno.
Non significherà tenerlo, come si vede una meta di fronte alla strada. Non significherà a tutti i costi realizzarlo. Avrai turbamenti perché come loro forse penserai che è troppo doloroso illudersi e non avere niente tra le mani. Avrai paura del dolore e della frustrazione. Ma tu non pensare che un sogno serva a realizzarlo.
Tieni il sogno, non realizzarlo. Loro hanno l’alibi della certezza che fa ottenere cose, oggetti, posizioni interessanti, al contrario del sogno che è incerto e non serve “a mangiare”.  Ma tu osserva bene la bolletta della luce e capirai che non c’entra niente con il tuo sogno.
Tienilo a riparo. Riscaldalo, fanne uso, preservalo, ancora fanne uso, occhi al sogno. Sempre gli occhi al sogno. Nutrilo, sorveglialo, lascialo integro nel suo nocciolo.
Il nocciolo sarà la tua unica fonte di salvezza dal vuoto organizzato che ti proporranno come soluzione migliore. Il nocciolo ti dirà chi sei, ti ricorderà il tuo nome, l’anima che resiste sopra al tempo che si piega.

p.a.f. by valvolamitralika.

ARS & WEB CAM….CUCU’ BERGAMO!

20 ottobre 2009
Gioia e Valentina in collegamento

Gioia e Valentina in collegamento

libreria ARS-Bergamo
libreria ARS-Bergamo
sabato 17 ottobre, come da programma ,Italo Chiodi ha curato a Bergamo, nella libreria ARS, l’inaugurazione della mostra su “IL RITORNO DELL’OFISAURO” (Icaro 2008) che vedrà anche un altro momento, a novembre, in cui altri artisti aggiungeranno nuove opere alla maratona ofisaura :-)

Io e Valentina Sansò non eravamo presenti causa un migliaio di chilometri, ma Chiodi ha colpito ancora!
E’ avvenuta la prima inaugurazione in webcam della storia delle mostre d’arte!

un incontro mediato ma bellissimo…

anche questa è fatta!

18 maggio 2009

 

IL RITORNO DELL’OFISAURO (ICARO 2008)     

ofisauro librohttp://www.flickr.com/photos/allintensivepurposes/3272386037/

dal blog di  GERMINAZIONI
http://germinazioni.blogspot.com/2009/05/re-mida-quella-destra.html
la ” GRANBELLAESPERIENZA”  di  TERESA CIULLI e VALENTINA SANSO’

ha fatto un’altra bravata. Ieri sera, al termine della riunione, ce l’ha mostrata. Il video che ha montato per la Fiera del libro di Torino. Gilda Melfi glielo aveva chiesto dopo aver visto le immagini nude e crude che aveva portato a Bari per Expolibro, un mese fa, meno. Si riferivano a un momento della nostra festa del lettore, quella che abbiamo organizzato insieme a Mauro Marino, Fondo Verri, il 27 ottobre del 2008. Il tema era Sleggere, sottotitolo: quando un libro non vuole farsi leggere. Intendevamo in quella occasione giocare contro la festa, prendere in giro quella che ai nostri occhi sta cominciando a diventare una istituzione e dunque a perdere il carattere ludico innovativo, creativo, che i primi anni ha rappresentato per noi lettori. Lasciateci stare volevamo dire. Lasciateci in silenzio. Quello che precede il pensiero la scrittura la lettura e l’incontro casuale. E che poi in quelle azioni, si approfondisce, diventa un abisso in cui pascersi, finalmente liberi dalla logica dei fini. Così è nato il filo conduttore di Sleggere. E diverse azioni interattive con il pubblico dei lettori abbiamo immaginato e realizzato: la manipolazione di un libro uscito male dalla tipografia, quello di poesie di Gioia Perrone, il ritorno dell’Ofisauro, ciao Gioia, poi la raccolta di dediche ai lettori, poi la mostra dei libri di Gioia fatti saltare in aria dalla manipolazione e dal gioco, poi il videocensimento delle letture interrotte. Vale a proposito perchè non ne fai un breve trailer da mettere sul blog di germinazioni? Per l’occasione era stata allestita una piccola stanza nell’ex Conservatorio di Sant’Anna a disposizione di chi intendeva lasciare la sua videotestimonianza di lettore fallito e duramente quanto inutilmente messo alla prova. Poteva indosare se intendeva, una corona a scelta fra tre, nobilmente appoggiate su cuscini di velluto e sottrasi se intendeva, allo sguardo frontale della telecamera, e dei posteri, coprendo parte del viso con una mascherina a scelta fra decine tutte diverse e frutto, sorprendente, emozionante, significativo, di un laboratorio condotto da Valentina mesi prima al Cim, nelle ore della riabilitazione. Una sedia confortevole, da regista ma bianca, stava in attesa davanti alla telecamera, fissa, poggiata su un cavalletto: un’imbuto dentro cui lanciare, senza far male a nessuno e nemeno a lui, il libro. Ebbene, udite udite, da qualche giorno quei venticinque trenta nuinuti di registrazione, sono un video. Con colonna sonora scelta delle immagini dei tempi delle sequenze. Mi è sembrato bellissimo. Una soprpresa e un regalo che ho ricevuto senza che me lo aspettassi. Male. No, bene! Perchè è bello non aspettarti niente, e poi trovarti davanti a un dono così. C’è dentro per me che conosco la sua storia e la nostra nel punto in cui convergono, un condensato di chi siamo. Come il latte in polvere. Solo se lo sciogli nell’acqua si fa. Anche il video solo se lo vedi, tu spettatore lettore, spettatore mamma, spettatore manager, spettatore spettatore, si scioglie: il suo racconto nel tuo. Perchè è il nostro amore per i racconti, per le storie, a farci muovere pazzamente spesso ormai, su queste scacchiere vecchie e nuovo che sono le narrazioni, quelle che troviamo nei libri e quelle che produciamo noi. Abbiamo fame di racconti. Una fame bulimica. Lo diceva molti, ormai troppi anni fa, Italo Calvino, quando concludendo l’introduzione alle città invisibili faceva dire a Kublai Kan, solo i tuoi racconti Marco mi aiutano a incantare la paura della morte. Forse stiamo alzando un muro così grande, e così rapidamente che la morte è invece già in questa sovrabbondanza sovrapproduzione di storie. Ma se è così ci conviene giocare il tutto per tutto e scalare il muro, non più girare a vuoto fra quei miliardi di corridoi. Re Mida, la nostra, la mia, cara e preziosa Valentina lo sa. Se tanta bellezza riesce a tirare fuori dal suo cervello dalle sue mani è perchè si ostina con una volontà che è fra le sue due qualità fondamentali a non perdersi d’animo nella ricerca della verità del senso. Quella ricerca costante, mettere significati, portarli restituirli ripararli, è la ricchezza della sua vita fra le nostre vite. Amica cara ti voglio bene e sono onorata di essere qui in questo viaggio sulla Terra insieme a te nella stessa astronave. E sì perchè sulla Terra noi ci arriviamo sempre da fuori. Gli extraterrestri siamo noi.

la fotografia risale a ottobre del 2007. la sensibilissima e amabile daniela zedda, una superfotografa di scrittori artisti musicisti, ci onorò a cagliari durante il forum del libro a cui eravamo stati invitati, di alcuni suoi scatti. certo che come exterrestri non siamo molto convincenti, quelle antenne verdi che non si vedono, quella gelatina che dovrebbe debordare dalle guancie e soprattutto gli altri tre occhi…