FOTOGRAFIA RITROVATA

NEW YORK / Si è nuovamente aggravato il bilancio delle vittime per l’impressionante serie di tornado che hanno devastato nelle ultime ore gli Stati Uniti. Gravissimi danni e oltre 80 morti:La regione più colpita è l’Alabama. Solo qui hanno perso la vita 58 persone. Devastazione anche in Arkansas, Kentucky, Mississippi, Missouri, Tennessee, Oklahoma. Almeno 130 i tornado che si sono abbattuti.


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C’è sempre qualcosa di estremamente attraente e ripugnante insieme nelle fotografie di altri tempi, di altri uomini, di voci altrui, di storie e facce che non ci appartengono. Perchè queste storie, non ci appartengono! Eppure prende una speciale pietà, un pathos che fa raccogliere ciò che rimane dalla battaglia, dall’assenza,dalle macerie. Ciò che ancora si ostina a parlare. Così sempre si è preso, dai taschini dei soldati caduti, come bottini di anima, dalle case dei terremotati e disastrati di ogni latitudine; naturale o metaforica che sia la guerra in cui ci arruoliamo è sempre quella contro la disgregazione.

Un pasto smangiucchiato da indecifrabile carnefice. (anche se concreto, non siamo mai pronti ad riconoscere il carnefice, sospesi come siamo tra inaccettazione della morte e stupori da riproducibilità tecnica) Queste stampe rovinate, incollate alla menopeggio,rinvenute con le tracce della vita che portano con se, e quelle del loro essere mezzo fotografico, e quelle in ultimo strato, del disastro, ci feriscono come su una seconda pelle, quella della nostra cultura visiva, intrisa volenti o nolenti di meccanismi complessi e inquietanti di memoria e identità. Una malinconia “umanoide” ci pervade, perchè la fotografia ritrovata riesce a farci sentire astronauti persi, per qualche attimo, nel silenzioso viaggio di visioni boreali che è l’esistenza.
Queste foto che labilmente ancora raccontano qualcosa, che balbettano laddove rovinate per sempre e sparigliate in una cronologia inconsueta e schizofrenica, sono state ri-fotografate, scannerizzate e poi messe in rete attraverso facebook, come una vera e propria operazione chirurgica, un tentativo “memo-socialnetwork” di sutura ed elaborazione del lutto.

 
Gioia Perrone

la pagina fb dove sono pubblicate le foto
https://www.facebook.com/pages/Pictures-and-Documents-found-after-the-April-27-2011-Tornadoes/162443980482277?sk=photos

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