INFANZIA ESOTICA

Appunti presi di fretta.
Fritz cammina da poco e ad ogni passo bisogna stare molto attenti. Un’ attenzione costante, carsica, uno sfinimento che somiglia al momento in cui una stagione sta per finire e tu anche, non vedi l’ora che qualcos’altro arrivi, di nuovo, ma allo stesso tempo già rimpiangi la luce che cambia,
che non ritornerà mai uguale. L’occhio è veloce, sa a memoria dove vuole andare, sa anche farsi prendere alla sprovvista, avido di segnali. Non c’è tempo, non c’è tempo di annotare, di annodare tutto, qualcosa scivola via e quasi ci rallegriamo che scivoli e che vada dove deve andare. Non ancora lontana da qui, ma sempre qui come un ritornello che però cambia sempre qualche parola, un motivo che si riscrive,  anche l’infanzia ritorna dentro al nuovo corpo morbido e veloce, impacciato, sfrenato, a ripercorrere luoghi di appartenenza, cambiati solo nella pelle (dove c’era una quercia malata ed ombrosa ora c’è solo la vecchia panchina senza ombra) e il passo di una zia è impercettibilmente più pesante nel rosa esotico della sua casa ricolma di souvenir.
Il rosa pesca, colore di tutta la luce di un attimo è il luogo fermo dell’infanzia e  della riscrittura, è il ritorno uguale e diverso dell’ineluttabile.

°* “The tree of good and evil


** “Childhood is a chinoiserie”


*** “Più vicino al soffitto”

**** “The box”

 ***** “Heaven is  a private garden”

:::INFANZIA ESOTICA::: Gioia Perrone

Notes taken in a hurry.
Fritz walks recently and at each step must be very careful. A constant attention, karst, an exhaustion that resembles at the time when a season is about to end and you can not wait that something else comes again, but at the same time already regret the light that changes, that will never return to the same.
The eye is quick, he knows where he wants to go, also known to get caught off guard eager for signals. No time, no time to write, to tie everything, something slips away and we are delighted that almost slides and go where it needs to go.
Not Yet far from here, always there as a chorus but is always changing a few words, a tune that rewrites, even the childhood back in to the new body soft and fast, self-conscious, unrestrained, trace back to places of belonging, only changed in the skin (where there was a shady oak tree sick and there is now only the old bench without a shadow ), and the passage of an aunt is slightly heavier than in the pink of his house full of exotic souvenirs.
The peach rose, color of all the light of a moment is still the place of childhood and rewriting , same and different is the return of the inevitable.

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