L’ATTIMO E L’ATTO -fotografia come appuntamento-

foto e testo : Gioia Perrone

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Si dice di solito che la fotografia è “l’attimo”, la sua registrazione, il colpo contro l’oblio, oppure meglio, l’illusione del colpo fatale- perchè l’oblio è cosa che non si può guardare, quindi tantomeno “colpire” realmente-.
E il colpo illusorio è solo uno sguardo che pietrifica, come Orfeo nell’Ade.
Io credo che la fotografia sia innanzitutto l’atto. L’atto consisterebbe non soltanto, come può ricordarci la storia della fotografia, con “l’eroismo della visione”, stare sul posto, annusare l’attimo, aspettare ed aspettare che qualcosa accada, che quel qualcosa che desideriamo si manifesti, stare pronti a colpire nella bufera, nella scomodità, nel pericolo. L’atto si compie anche nella più assoluta comodità, quotidianità, minimalismo indolente e noetico; avviene prima della fotografia, avviene prima della macchina fotografica. Avviene quando corteggiamo una visione con lo sguardo, quando la prendiamo a cuore, quando curiosità, voyerismo, riflessione filosofica si mischiano e portano a indugiare con gli occhi, sposando una visione seriale che poeticamente potremo anche chiamare APPUNTAMENTO. Ecco, l’atto potrebbe essere semplicemente l’APPUNTAMENTO della visione. Proprio come accadeva per il protagonista di Smok, il film di W.Wang, tratto da un racconto di Paul Auster, in cui a Brooklin un tabaccaio posizionava la sua macchina fotografica sempre nello stesso punto, ogni mattina, per mesi, anni, registrando le stagioni, catturando volti sospesi nel passaggio, l’archivio di una vita che se non fosse legato alla poetica del tempo, o meglio,
all’ “appuntamento dato al tempo”, risulterebbe folle. Folle è la serialità che consente la fotografia, in tutte le sue sfaccettature, e soprattutto nella sua principale e popolare funzione, quella familiare, che conduce la casalinga lotta, non meno epica, contro quell’oblio di cui accennavo sopra. Questa ingenua e pura (infondo secondo me rimane tale, nonostante tutto) illusione di chi usa una macchina fotografica, sporadicamente o per un poetico appuntamento, l’illusione di colpire l’oblio, o se vogliamo, risucchiarne un singolo strato per “scoprirlo” sempre più, scatto dopo scatto, purifica anche la serialità , la meccanicità intrinseca delle foto, ne fa qualcosa come la preghiera del credente, che si affida all’unico strumento di comunicazione che ha per “parlare” con la divinità, l’unico strumento per stabilire un compromesso, una richiesta, una cura, un atto, un appuntamento con l’Altro.

Ho riflettuto su questo partendo da alcuni spunti interessanti sulla “serialità” pubblicati di recente da Michele Smargiassi sul suo Fotocrazia. *
L’appuntamento che non manco, in questo periodo, è quello con il bucato della mia vicina di casa, semisconosciuta e ignara di questo “atto” proveniente dalla finestra di fronte. Poco tempo fa mi resi conto che nel tempo fugace di un caffè, mi soffermavo a indugiare su quei panni stesi, sulla visione dei loro colori, sulla luce del giorno sulla superfice del muro e dei tessuti, sulla loro forma e la modalità particolare con cui la signora gestisce quel suo bucato. Lo trovavo “sensato”, traccia forte non solo del suo impegno meticoloso e razionale di massaia professionista, ma di una particolare cura e passione. Quando ho preso a “collezionare” queste visioni, quando cioè è diventato un piccolo appuntamento, ho capito che stavo già facendo fotografia senza macchina fotografica, che c’èra già l’occorrente anche senza strumentazioni, c’era lo sguardo soffermato,desideroso di captare la traccia, c’era la finestra fisica della mia cucina e quella mentale, tutto era già in processo fotografico. Così, potevo scegliere di non scattare alcuna foto, di rinunciare allo strumento, di s-pogliare la traccia, una volta presa consapevolezza, ma niente, l’istinto è stato quello di prendere la macchina fotografica, l’atto, quindi, per testimoniare la traccia, per riflettre a posteriori, per collezionare, per vivere la ripetizione dell’appuntamento. Collezionare visioni è gia fotografare.

(*Michele Smargiassi, http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/)

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