Historia de amor del silencio y de la niña

12 dicembre 2013

Quello che segue è uno dei miei  dieci testi per la prima volta tradotti in spagnolo. Devo molto ringraziare Rosemily Paticchio e Patricia Figueroa e il suo compagno Beppe, che hanno realizzato la traduzione.

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ph: Guido guidi
Testo: Gioia Perrone/Traduzione: Patricia Figueroa

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Historia de amor del silencio y de la niña

En la hierba los fotones, ya sabes

bajan bien como algunas canciones:

ahora bate el diente del sol sobre la piel de los prados

así que salen 100 amapolas por hora.

Debería renunciar con sana indiferencia

a la palabra. Hacer la poesía del silencio y pasar revista

las ventanas blancas con cruces horizontales y verticales.

No busques otra cumbre más suma que la simple línea que se toca:

el blanco y la visión a través.

Oh, respira!

te considero el único grano de sonido en el vaso de vidrio verdoso

en el trueno coagulado de la historia

del marchar.

Era la historia de la niña, no hecha a tiempo para salir de la habitación

de la puerta golpeada más veces en la cabeza

la fiesta ocluida de los ojos, si quieres

puedes bañarte con el platino lúcido, los plásticos del glamour violáceo

están quemados como inciensos en el altar

peinadas rayas de los veinteañeros.

Estoy cansando a las palabras de decir -me voy-

que mevoydeaquí y por doquier

se derrama una pupila soleada

un trocito, un miedo irónico.

Lejos, nosotros dibujados en un cómic, pronunciamos cosas

que conciernen a la maravilla

nubes de humo y exclamaciones

lejos

Aquí estoy para perderme

he olvidado las intenciones

todavía oigo crujir un poco de inocencia

todavía oigo la sonrisa que quiere cantar

lentos dirigibles sobrevuelan los ojos.

 

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Storia d’amore del silenzio e della bambina

Sull’erba i fotoni ,lo sai
vanno giù bene come alcune canzoni:
ora preme il dente del sole sulla pelle dei prati
così che ne escono 100 papaveri l’ora.

Dovrei desistere con sano disimpegno
alla parola. Fare la poesia del silenzio e passare in rassegna
le finestre bianche cogli incroci orizzontali e verticali.
Non cercare altra vetta più somma che la semplice linea che si tocca:
il bianco e la visione attraverso.

Oh, respira!
ti trovo unico grano di suono nel vaso di vetro verdone
nel tuono coagulato della storia
del partire.
Era la storia della bambina, non fatta in tempo a uscire dalla stanza
della porta sbattuta più volte sulla testa
la festa occlusa degli occhi, se vuoi
puoi bagnarti del platino lucido, le plastiche del glamore violaceo
sono bruciate come incensi all’altare
pettinate scrime di venticinquenni.

Sto stancando le parole a dire -parto-
che vadoviadiqui e ovunque
si dirama una pupilla assolata
uno spicchio, una ironica paura.

Lontano, noi disegnati in un fumetto, pronunciamo cose
che riguardano la meraviglia
nuvole di fumo ed esclamazioni
lontano 

Ecco sto per perdermi
ho dimenticato gli intenti

sento ancora frusciare un po’ di innocenza
sento ancora il sorriso che vuole suonare
lenti dirigibili sorvolano gli occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia di tre mele

10 dicembre 2013

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Foto e testo: Gioia Perrone

Ho dimenticato il giro del mondo e il fatto che R. stamane mi ha detto che vuole morire,
nel grande negozio ortofrutticolo con i pomodori di corda e le pannocchie appese.
Signore e vecchi di ogni forma, come ogni forma melanzane  e cavolfiori e funghi cardunceddhri.
Come ogni forma le labbra e le rughe sugli occhi quando parli, se parli, ognuno la sua e il suo peso.
Nel salone della verdura non ho avuto fretta di chiedere tre mele per 90 centesimi e uscire,
ho aspettato una lunga fila senza sconti
cercano di avvertire sulla mia figura la luce ovattata e i regali che porta. Su me come sopra le foglie di insalata. E sul verde degli occhi di Stefania, rossetto rosso, che serve lenta lenta una dopo l’altra, a chi tocca.
A chi tocca. Ho dimenticato ogni cosa, ho benedetto il suono di ogni attimo, che è come benedire tutto il mondo, ovunque fuori dal salone.

Tre mele, dice,me lo poteva dire prima, senza aspettare.

Poesia degli occhi gandi

8 dicembre 2013
particolare  da La stanza della memoria, Andrea Botto

Particolare da La stanza della memoria, Andrea Botto,Il Golfo, 2007

 

Testo: Gioia Perrone

Gratitudine agli occhi, marroni neri verdini, grandi
nei vecchi o nei bambini se li guardi ti arrivano
i raggi come da un Mondo che ritorna piano, gravido da un vuoto
nero e senza tempo.
Gratitudine agli occhi, a quelli dei cani sbandati e a quelli delle donne
che un tempo erano le donne dentro alle fotografie, che oggi guardano le fotografie con loro dentro. A quello che rimane. Agli occhi dei Partigiani, marroni neri verdini. Grandi a prescindere.

“La stanza della memoria” è un progetto fotografico  di Andrea Botto. Altre info qui:http://www.andreabotto.it/2013/09/la-stanza-della-memoria-the-memory-room/

 

Poesia di una porta e di un fiume

22 novembre 2013

dicembre gennaio2012 220

 

ph e testo: Gioia Perrone

 

Nel legno della porta mi accorgo del tuo volto.
Non mi ero accorta mai con la fretta di alcun tratto
così’ mescolato e nascosto tra il legno e la vernice, tra le fessure
che usa il vento per passare
da un luogo all’altro, per accedere ovunque trovi un varco
Così ti guardo.

Penso a Baudelaire
lo vedo con una gonna gonfia a fiorini marròn
mi viene da ridere! Ti ricordi quel libro, dio mio?
Farti una domanda ora che ti mimetizzi con la porta dell’ingresso,
è strano, ma non ho scelta da quando hai decretato con le parole che io sono morta, addirittura, che sarei dietro a una lapide in questo momento.

Esco di casa e intorno ai miei fianchi si gonfia una gonna bella e blu.
E’ la gonna lungimirante della pubertà e della cattiveria splendente,
non certo il pullover della paura di sbagliare tutto.

Sai, continuo a praticare l’esigenza di inzupparmi nelle storie del mondo. A volte è complicato. (Ricordi, era questo il problema forse, quel verde che ritorna e che non smette, perché è il borghese che comincia e poi smette qualcosa, il flusso invece è del fiume.)

Credo che in questo momento io stia davanti a un bello spettacolo:
il buono e il marcio si sono fatti piccole pepite
ed io trascorro molto tempo a scorgerle d’oro
attraverso l’acqua chiara, nel sole.

Poesia del 30 ottobre

31 ottobre 2013

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foto e testo: Gioia Perrone

 

 

 

Voglio vedere la vita come una masnada di segni.
lasciami ancora qui ad essere parte di questo fiume, 

senza ridere se ho trovato un modo invincibile di sbalordimento,
(e andando tra ridicolo e profezia con uomini semi nudi e semi divini)

Se ancora mi blocco alla cassa
a chiedere una penna per annotare parole necessarie
allora è tutto ok,

Non ci saranno bastoni, tumori, sensazioni di trappole

a guastarci il buonumore.

La poesia è il boccone di traverso, il segnale “Partenza” tracciato sull’asfalto, il mistero semplice di questo Verde e di questa Morte.

 

 

 

 

Un’intervista a cura de La Camera dello Sguardo

7 settembre 2013

gioia perrone self spina

 

Self-spine|Gioia Perrone

 

Un’intervista:

http://lacameradellosguardo.blogspot.it/2013/09/self-spine-di-gioia-perrone.html

 

Che manchi è l’auspicio

2 settembre 2013

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Foto e testo: Gioia Perrone

 

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Che manchi è l’auspicio.
Se c’è non c’è spazio, le  feste passano e l’alba
se la mangiano i cani, alla fine.
Abbandonala finché luccica, finché c’è un po’ di succo
Abbandona in fretta tutte le canzoni che hai imparato così bene,
in modo che i conti non tornino
e qualcosa manchi, necessariamente.

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La macchina degli ectoplasmi è accesa
un cantante degli anni ’80 canta una canzone degli anni ’70 con un certo trasporto,
il pubblico dello studio televisivo balla
batteria,pianoforte,basso
ed io mi sento una di loro, ma prigioniera di un anno di cui non so nulla. Guardo la mia epoca che balla dentro alla scatola.

Per uscire di qui, da questo futuro

devo alzarmi e scrivere questa poesia.

 

 

Poesia delle 6

28 agosto 2013

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Foto e testo: Gioia Perrone

 

 

Sono le sei e nell’aria blu c’è profumo di caffè,
segnale prodigioso che il popolo è sopravvissuto alla notte.
I superstiti emettono suoni di ogni tipo,
già masticano i vecchi ex militari e i randagi,
allertati dai segnali minimali.
Già qualcuno sta decifrando l’ultimo flebile segnale dei dischi volanti,
le cime di Taranto ondeggiano nella flora rinsecchita.
A quest’ora il ronzio si fa chiaro
di chi è disteso anzitempo con la bocca spalancata,
di chi è prigioniero del corpo, nello specchio o in un campo,
di chi è in catene sparso nell’aria, e vorrebbe di nuovo un corpo,
anche solo una mezz’ora.

Favola

5 luglio 2013

 

 

 

 

 

 

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Gioia Perrone

 

 

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WELCOME

17 giugno 2013

 

 

 

 

 

 

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Foto: Gioia Perrone  “Welcome”
http://www.gioiaperrone.tumblr.com

 

Testo: Roberto Amato

 

Le spore gli acari i microbi
la vita che si svolge intorno al battiscopa
certo sarebbe bello parlarti di queste cose
che sono consolanti come la pasqua
come l’ulivo tra le dita sognanti
delle bambine credule
sarebbe bello dirti in tutta franchezza
che qui c’è un grillo e che lo allevo
come fossi suo padre
e sarebbe bellissimo parlarti dei fiori
che non ci sono ancora
(ma che verranno certamente
perché ho la testa tutta piena
di semi)