Racconti

 


Ph: Nan Goldin

di: Gioia Perrone

 

LA SECONDA NASCITA

 

 Siamo seduti sul gradone pieno di foglie morte accanto al bar della stazione. A tre metri dai nostri nasi ci sono le due direzioni, un binario per il Nord che va verso dove il sole sta tramontando e lo vedi perdersi lontano e non lo segui più, l’altro a Sud, dove a un certo punto finisce perchè c’è il mare. Di più non si và. Ce ne stiamo qui alle quattro del pomeriggio, giusto il tempo di caffè e sigaretta senza nostro figlio, che è dalla nonna e così noi possiamo respirare lentamente stare più vicini con il corpo, guardarci più dentro agli occhi perchè col piccoletto è diverso, devi sempre guardare dove mette i piedini, dove va a parare, a che guaio mira. Così ogni volta ci guardiamo poco dentro agli occhi. Stiamo così in questa quiete e inizi a raccontarmi la mia storia preferita, la storia della tua “seconda nascita”. C’avevi 16 anni, eri il ragazzo con gli occhiali spessi, non dormivi da qualche notte per lo studio e avevi la testa piena di nozioni, teorie, sinfonie, poesie, disegni e c’avevi da fare l’esame del conservatorio e quello del liceo, e la testa ti girava.

Stavi seduto così, come stiamo noi ora, con gli occhi mezzi chiusi e lo zaino sulle spalle, alle 7 del mattino, ad aspettare con gli altri il treno per la scuola. Il treno spunta e piano piano si avvicina, il gruppo di ragazzi si alza e pure tu, i ragazzi si avvicinano al treno che arriva e pure tu, poi inizia a girarti la testa e fai qualche passo da sonnambulo, inciampi e cadi disteso e svenuto in mezzo alle rotaie. Si libra nell’aria un boato sommesso e frenato di ragazzi inchiodati e inorriditi da quello che sta per succedere, tuo cugino è paralizzato e si mette le mani sugli occhi, i tuoi amici gridano a squarciagola il tuo nome e tu sembri dormire tranquillo, il macchinista del treno pure lui si mette le mani sugli occhi mentre improvvisa una frenata disperata.. Nessuno fa l’eroe, nessuno si butta a trascinarti via di lì, tutto accade in una mucchietto di secondi, è tardi per tirarti su. Ti schiaccerà, ti taglierà in due il treno, è chiaro a tutti.

Quando il treno arrivò a pochissimi centimetri da te però, avevi ancora gli occhi chiusi ma i tuoi reni han dato una fortissima botta e il tuo busto nonostante te si è alzato, ti ha spinto in sù. Così, seduto sui binari, a pochi millimetri dietro la tua schiena il treno è passato, consumando la frenata disperata. Stavi bene, ti sei ripreso, ti sei rialzato con le tue gambe un po’ intontito. Il macchinista era sotto choc, come altri ragazzi del paese che hanno girato i tacchi e son tornati a casa scossi.
Ma il finale della storia è quello che amo di più, ovviamente dopo il colpo di scena dei tuoi reni. Dopo i primi accertamenti approssimativi, in quella stazione del Sud della metà degli anni ’80, tu hai preso quel fottuto treno per la scuola e sei arrivato in classe, pur se con qualche minuto di fottutissimo ritardo.

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: