:::::::::STILL LIE::::::::

(La tana quieta)
Flirtare con il familiare

Lasciamo intonse le nostre tracce, lasciamo lì ogni residuo, ogni passato giusto appena passato, anche il minimo, anche la virgola, anche l’ultimo grano, briciola, parola a mezz’aria, risata, il millimetro di vino, i piatti nel lavello.
Spengiamo la luce, l’ultimo appiglio del giorno, lasciamo le stanze, lasciamo i vestiti, facciamo una ritirata, copriamo, copriamoci, lasciamo.
Ora che giaccio qui a mezz’aria, senza guardare se non dentro al buio, chi guarderà le cose trascorse, che abbiamo lasciato, appena lasciato, chi sorprenderà le cose parlare piano? Chi può illuminare i resti?


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“Still lie” è l’inizio di qualcosa. E’ in mezzo a qualcosa. E’ come un pensiero a voce alta, senza peso, ma che crea una certa risonanza. E’ il suono di qualcosa che si aggira a cercare qualcos’altro, un ciaspicciare tra  gli oggetti, un po’ l’atteggiamento del ladro, ma in casa propria. Il gioco parte dagli oggetti e dall’esercizio raffinato di luci ed ombre che ci vuole per immortalarli (still life); la stanchezza della sera e la scarsezza di mezzi spingono però alla riflessione, alla parodia di questa rappresentazione.
Così l’ esatto contrario è l’assoluta rozzezza delle composizioni, totalmente casuali, e l’assenza totale di studio di luci, il buio o il semibuio illuminato soltanto dal flash. Quello che ne esce ha a che fare con la scoperta degli oggetti come tracce, residui, come racconti familiari lasciati ad aspettare il giorno, spazi non più abitati, ma abitati fino a poco prima, spazi che ci sono appartenuti ma che non solo la nostra assenza o l’oscurità, ma  la fotografia stessa ci rende estranei. Una sorta di sonnambulismo fotografico. L’estremo realismo dei residui di cibo, delle macchie, del passaggio della vita, ha allo stesso tempo qualcosa delle immagini ipnagogiche, quelle viste tra il sonno e la veglia. La casa, il covo, il rifugio brulica al di la del nostro sguardo, della sua presenza; “Sill lie” ci domanda se mai,  ritornando repentinamente sul “luogo del delitto” il luogo della vita familiare, o aleggiando come immagini fantasma nei nostri spazi addormentati, potremmo sorprendere in flagrante storie vissute senza di noi.

(Gioia Perrone)

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Una Risposta to “:::::::::STILL LIE::::::::”

  1. Antonella Caputo Says:

    Ho dovuto leggere due volte..alla prima sono rimasta con il fiato sospeso e senza parole; alla seconda con il fiato sospeso, con un mulinello di pensieri in testa suscitati dal velocissimo scorrere di immagini mentali e a bocca aperta per la meraviglia…

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